Sabato 11/12/2010

LA TESTIMONIANZA, IL PRIMO PILASTO DELL' ISLAM (PARTE PRIMA)
di Sheik Arif

La testimonianza di fede si può dividere in due parti. La prima parte riguarda Allah (Gloria Lui L' Altissimo) e recita:

Testimonio che non c'è altro Dio all' infuori di Allah”

لا إله إلا الله

Bisogna chiedersi allora, che cosa vuol dire testimonianza? Vuol dire non adorare nessun altro Dio all’ infuori di Allah. Perché solo Allah ha questo diritto? Perché Allah è il creatore ed Egli conosce ciò che è meglio per le sue creature. Sulla terra esistono molti popoli che adorano le creature di Allah quali animali, le piante, il sole, la luna ed altro ancora non sapendo però che queste creature a loro volta adorano Allah ed a Lui vi sono sottomesse. La testimonianza comporta alcuni importanti obblighi:

  1. Obbedire solo ad Allah.

  2. La sapienza: tutti noi dobbiamo avere la minima sapienza su Allah cioè saper leggere e capire il più possibile il Corano perché è l' unico libro che fa comprendere chi è Allah e che cosa vuole dall' umanità, poi perché il Corano è inteso come modello di vita o un programma esistenziale del musulmano. Nel Corano è scritto nella sura Az zumar (I gruppi) versetto 9:
    <<.. Di': “Sono forse uguali e coloro che sanno e coloro che non sanno?”. Solo gli uomini dotati di intelletto riflettono>>.
    Nella sura Fatir (Il Creatore) versetto 28 è scritto:
    <<Tra i servi di Allah solo i sapienti Lo temono. Allah è il Potente, il Perdonatore>>.
    La sura Mohammad versetto 18 recita:
    <<Cos'altro aspettano [i miscredenti], se non che venga improvvisa l'Ora? Già i segni precursori son giunti, ma quando Essa sarà giunta, a che cosa mai servirà loro il ricordarsi [di Allah]? >>

  3. La certezza: perché il musulmano deve avere la massima certezza su Allah perché il male e il bene il bello e il brutto, la ricchezza e la povertà tutto questo è tra le mani di Allah e di nessun altro. Allah dice nella sura Al Imran
    (La Famiglia di Imran) versetti 25-26:

    << Che accadrà quando li avremo riuniti, in un Giorno sul quale non c'è dubbio alcuno, e ogni anima riceverà quello che si sarà guadagnata e non verrà fatto loro alcun torto? Di': “O Allah, Sovrano del regno, Tu dai il regno a chi vuoi e lo strappi a chi vuoi, esalti chi vuoi e umilî chi vuoi. Il bene è nelle Tue mani, Tu sei l'Onnipotente>>.

  4. L' intenzione o Niya: tutti devono avere l' intenzione rivolta ad Allah quando fanno qualsiasi cosa della vita quotidiana, per poter avere più Hasanat aumentandoli sopratutto utilizzando l' adorazione e l' obbedienza ma anche il digiuno, le buone azioni e l' aiuto verso il prossimo.
    Perchè Allah dice nella sura Al Bayyina (La Prova) versetto 5:
    <<..eppure non ricevettero altro comando che adorare Allah, tributandoGli un culto esclusivo e sincero, eseguire l'orazione e versare la decima. Questa è la Religione della verità>>.

  5. Credere: dobbiamo essere credenti con noi stessi e con Allah perché è scritto nella sura At Tawba versetto 119:
    <<O voi che credete, temete Allah e state con i sinceri>>.
    La sura Mohammad versetto 20 recita:
    <<I credenti dicono: “Perché non è stata fatta scendere una sura?”. Quando poi viene rivelata una sura esplicita, in cui viene menzionato il combattimento, vedi coloro che hanno una malattia nel cuore guardarti con lo sguardo di chi è obnubilato davanti alla morte. Per voi sarebbe meglio>>

  6. L' amore: bisogna amare Allah più di tutte le altre cose, più dei genitori, più della moglie, più dei figli e più dei propri beni materiali.

  7. Il legame: il credente deve fare ciò che ha obbligato Allah e cercare di seguire l' esempio del Profeta Mohamed (Su di lui la pace e la benedizione). Allah dice nella sura At-Taghâbun (Il Reciproco Inganno) versetto 16:
    <<Temete Allah per quello che potete, ascoltate, obbedite e siate generosi: ciò è un bene per voi stessi. Coloro che si saranno preservati dalla loro stessa avidità saranno quelli che prospereranno>>.

  8. L' accettazione: accettare gli obblighi che ha dato Allah e allontanare le cose che sono state deviate da Allah.







Sabato 18/12/2010

LA TESTIMONIANZA, IL PRIMO PILASTO DELL' ISLAM
di Sheik Arif
(Parte2)

Per essere musulmano non basta testimoniare che “Non c'è altro Dio all' infuori di Allah” ma bisogna testimoniare anche che “Mohamed è il suo Inviato e Profeta”, cioè testimoniare che il Profeta Mohamed (SDPB) è il suo messaggero.
Ma perché Allah ha scelto lui per questo compito? Per trasmettere all' umanità gli ordini, le regole e la volontà di Allah che dice nella sura Al-Baqara versetto 213:
<<Gli uomini formavano un' unica comunità. Allah poi inviò loro i Profeti in qualità di nunzi e ammonitori, fece scendere su di loro la Scrittura con la verità, affinché si ponesse come criterio tra le genti a proposito di ciò su cui divergevano. E disputarono, ribelli gli uni contro gli altri, proprio coloro che lo avevano. Eppure erano giunti loro le prove! Allah, con la sua volontà, guidò coloro che credettero a quella parte di verità sulla quale gli altri litigavano. Allah guida chi vuole sulla retta via>>.

Perché Allah ha inviato all' umanità i Profeti ed i Messaggeri? Adamo ed Eva dopo la loro creazione costruirono un popolo quando essi erano ancora in vita i loro discendenti adoravano Allah (Gloria Lui L'Altissimo) e solo Lui ma dopo lo loro morte alcuni di loro cominciarono ad adorare altre divinità ed allora Allah iniziò ad inviare sulla terra il primo messaggero di nome Noè (Nuh) (Su di lui pace e bene). Il suo ruolo era quello di far ritornare l' umanità sulla retta via e quando egli morì Allah ne inviò un altro Messaggero e Profeta, e così via fino all' arrivo del Profeta Mohamed (SDPB), ultimo Inviato e Profeta e questa testimonianza ha delle regole da seguire:






Sabato 25/12/2010

SECONDO PILASTRO, LA PREGHIERA
di Sheik Arif
La preghiera nella vita del musulmano


Il profeta Mohamed (SDPB) disse nel significato di un Hadith:

<<La prima cosa su cui il servo di Allah verrà giudicato sarà la preghiera, se la preghiera sarà giudicata valida sarà valido tutto il resto, se la preghiera sarà scarta verrà scartato tutto il resto>>.

La preghiera è una cosa molto importante sia nell' Islam sia nella vita del musulmano perché questa è un pilastro dell' Islam. Essa è obbligatoria in tutte le condizioni (in caso di malattia, viaggio.....) solo in caso di incoscienza mentale questo può giustificarne la mancata esecuzione. Visto la grande importanza di questo pilastro, di sicuro, questo avrà una grande influenza sulla vita del musulmano perché se il comportamento nella vita quotidiana del musulmano sarà uguale al comportamento nella preghiera, allora di sicuramente ci sarà una nazione (Umma) migliore di quella che esiste ora. La preghiera non viene eseguita in modo casuale ma in momenti ed orari stabiliti, questo significa che esiste un ordine da rispettare e che il credente deve essere ordinato e preciso nello sfruttare al meglio il suo tempo, solo così la Umma può diventare una grande nazione. Molte volte però noi vediamo il contrario, vediamo cioè le persone organizzarsi e prepararsi per cose non importanti come vedere una partita di calcio, seguire un programma televisivo o giocare e non essere mai pronte alla preghiera. La nostra Salat (preghiera) è valida solo se il nostro Wudù è stato eseguito correttamente, i nostri vestiti sono puliti e il posto in cui si prega è pulito. Questo indica una cosa molto importante, indica che l' Islam obbliga il musulmano ad essere sempre pulito e ordinato, però i musulmani non si rendono conto di questo e vediamo come conseguenza comportamenti e aspetti che non riflettono questo valore.
Il Profeta (SDPB) disse nel significato di un Hadith:
<<Se ognuno di noi avesse un ruscello a casa dove scorre l' acqua e dove si lavasse per cinque volte al giorno egli non sarebbe mai sporco e così e anche la preghiera che cancella i peccati>>.

Allah dice nella sura Al-Araf versetto 31:
<<O figli di Adamo abbigliatevi prima di ogni orazione>>.

Il Profeta (SDPB) disse poi, nel significato di un Hadith:
<<Quando uno di voi si appresta a fare la preghiera si vesta nel modo migliore>>

Questo ci dice che il musulmano deve essere sempre elegante non solo nelle preghiere ma anche nella sua vita quotidiana per riflettere l' importanza delle raccomandazioni di Allah e del Profeta (SDPB) perché in questo modo il musulmano viene ben accettato dagli altri, ma tutto questo deve essere fatto senza esagerare e sempre nel limite delle possibilità economiche.

Cari fratelli, un altro aspetto molto importante sta nel fatto che la preghiera ci educa alla precisione, il Profeta Mohamed (SDPB) disse nel significato di un Hadith:
<<Un uomo può pregare per sessanta anni senza che questa preghiera venga riconosciuta da Allah, perché durante la sua preghiera non ha mai rispettato il tempo del Ruku o del Sujud, o ha rispettato il Sujud ma non il Ruku>>.

Capiamo quindi, l' importanza della precisione in qualunque cosa noi facciamo, solo così possiamo essere rispettati da tutto il mondo.
La preghiera ci insegna l' orgoglio e la forza perché quando il credente s' inchina ad Allah egli diventa più importante quindi il musulmano deve inchinarsi solo davanti ad Allah senza sentirsi in disagio davanti agli altri. In un racconto di Abi Umama (Che Allah sia soddisfatto di lui):
Un giorno andai dal Profeta e gli chiesi:<<Cosa posso fare per diventare importante?>> e il profeta mi rispose: <<Sappi che ogni volta che fai una Sajda per Allah diventerai più importante di un gradino e nello stesso tempo ti verrà tolto un peccato>>”.







Sabato 15/01/2011

IL TERZO PILASTRO, LA ZAKAT (LA DECIMA)
di Sheik Arif

Allah dice nel Corano nella sura At Tawba versetto 102:

<<Altri riconoscono i loro peccati, mescolando opere buone e cattive. Forse Allah accoglierà il loro pentimento. Allah è perdonatore, misericordioso>>.

La Zakat è il terzo pilastro dell' Islam, essa ha una straordinaria rilevanza nel funzionamento della società e nel rapporto del musulmano con Allah. Questo obbligo contiene molti valori positivi uno di questi è descritto nel significato di questo hadith: <<La Zakat spegne la rabbia di Allah e fa allontanare la cattiva morte>>.
Essa deve essere fatta senza desiderio di mostrarsi alle altre persone perché questo è un gesto che rimane tra Allah e il credente come è dichiarato dal profeta Mohamed (SDPB) nel significato di un Hadith: <<Sette tipi di persone saranno sotto l' ombra di Allah nel giorno del giudizio, una di queste sarà colui che donava la Zakat con la mano destra senza che la mano sinistra potesse vedere>>.
In un altro Hadith: <<Colui che aiuterà il suo fratello nella fede verrà aiutato a sua volta durante il giorno del giudizio>>. La Zakat è un obbligo per coloro che dispongono di beni che restino fermi per un anno e che superino il valore pari a 85 gr. di oro, su questa quota e su quote maggiori bisognerà pagare il 2.5 %. Ma perché l' Islam impone il pagamento di questa quota? Perché l' Islam impone al credente di rinunciare a parte dei suoi beni a favori di altri?

La Zakat aiuta lo sviluppo di una società in tutte le sue componenti sociali, economiche, politiche e spirituali. Dare la Zakat comporta molte ricadute positive:




Sabato 22/01/2011

IL QUARTO PILASTRO, IL RAMADAN
di Sheik Arif

Il mese del Ramadan è un dono che Allah dà a tutti i credenti, ed è una occasione per rafforzare la propria fede e per tornare a Lui. In questo mese le moschee si riempiono anche dei credenti che durante l' anno non assolvono la preghiera collettiva. Allah (Gloria a Lui l' Altissimo) dice nel Corano nella Sura Al-Baqara nel versetto 183:

<<O voi che credete, vi è prescritto il digiuno come era stato prescritto a coloro che vi hanno preceduto. Forse diverrete timorati ...>>.

Il Ramadan non è solo previsto dall' Islam ma è anche previsto dalle altre due religioni monoteiste che l' hanno preceduto , cioè dall' Ebraismo e dal Cristianesimo che prevedono un periodo di digiuno di due giorni nel corso dell' anno. Questo mese è importante per molti motivi:

Il Ramadan è un occasione che il musulmano ha per avvicinarsi ad Allah attraverso il digiuno ed è anche una occasione di cambiamento, dei propri cuori e delle proprie anime.

Ma assieme al digiuno, affinché questo cambiamento sia possibile bisogna avere una giusta Niya e la voglia oggettiva di cambiare pertanto in questo periodo serve:

In questo periodo non ci si può limitare solo a non mangiare perché questo è un tempo in cui si entra in una condizione o uno status che deve portare il credente ad un maggiore controllo di sé stesso e delle proprie azioni e che insegna come misurarle in modo adeguato. Durante una giornata di digiuno bisogna:

Oltre a comportare uno sforzo fisico il digiuno possiede anche dei vantaggi pratici:

Durante il Ramadan Allah (Gloria a Lui l' Altissimo) da agli uomini molte opportunità per cambiare le loro brutte abitudini e perché si avvicinino di più al loro creatore, sta al credente però sfruttare al meglio questa occasione.



Sabato 29/01/2011

IL QUARTO PILASTRO, IL RAMADAN "PRATICA"
(Seconda Parte)

Come ben sapete il Ramadan e' il terzo pilastro del l' Islam ed è un obbligo per tutti i musulmani che godono di buona salute. Questo mese offre al credente una grande opportunità di purificazione e di avvicinamento nei confronti del proprio creatore Allah (Gloria Lui l' Altissimo). E' sempre utile ricordarsi di alcuni accorgimenti per far trascorrere questo mese di digiuno e di sacrificio nel migliore dei modi affinché venga accettato per intero da Allah. In questa pagina sono presenti alcune risposte alle domande più frequenti su come praticare al meglio questo importante pilastro.


Quando viene interrotto il Ramadan?

1) Quando si introducono dei medicinali nel l orecchio o nel naso.
2) In caso di vomito abbondante.
3) Se per qualsiasi motivo del l acqua scende nella gola.
4) Quando si hanno rapporti sessuali.
5) Quando si ingerisce qualcosa di non commestibile ad esempio strumenti medici.
6) Quando si fa' entrare volontariamente del fumo(si fuma).
7) Se ci si dimentica del Ramadan e si mangia, e poi si continua a mangiare anche quando ci si ricorda di aver sbagliato.
8) Se si mangia di mattina presto oltre al tempo consentito.
9) Quando pensi che alla sera il Ramadan sia finito e cominci a mangiare pero non e' ancora scaduto tempo.

Se avvengono queste cose bisogna fare Kadaa recuperando i giorni persi dopo il Ramadan non c'è' l' obbligo della Kuffara; invece nel caso in cui si sono avuti rapporti sessuali durante le ore del digiuno per dimenticanza o per volontà, o si ha mangiato consapevolmente c'è il Kadaa e la Kuffara.

La Kuffara consisteva nella liberazione di uno schiavo o nel dare da mangiare a 60 poveri o fare digiuno per 60 giorni continuati.


Quando e' consentito non fare il Ramadan?

1) Quando una persona e malata e sa' sicuramente che in caso di digiuno le sue condizioni peggiorano.
2) Donne in gravidanza.
3) Donne in allattamento anche di figli non loro.
4) Il Viaggiatore che fa' un viaggio lungo può non farlo ma se lo fa' lo stesso è meglio per lui.
5) E' lecito interrompere il Ramadan sotto minaccia di morte.
6) Se ti ammali durante il Ramadan oppure sai che fisicamente non c'è la fai più puoi interromperlo.
7) Se una donna ha il mestruo o dopo una gravidanza.

In tutte queste circostanze è d' obbligo solo il Kadaa ma chi interrompe il digiuno e mangia lo deve fare nel rispetto degli altri (senza mangiare davanti a loro).

Per queste circostanze il Ramadan non deve essere interrotto, perché non si tratta di azioni dubbie (Makkarù)

1) L' utilizzo del Miswak.
2) Utilizzo di oli per i capelli e per la barba.
3) Mettere medicinali negli occhi o usare la Surma.
4) Utilizzare profumo sulla pelle.
5) Fare la doccia anche più volte durante il digiuno per rinfrescarsi.
6) Chi deve assumere medicinali per iniezione.
7) Se senza volerlo ti dimentichi che sei in digiuno e mangi.
8) Se entra in bocca o anche in gola qualsiasi cosa involontariamente (come polvere sabbia di strada ect.)
9) Se entra acqua nelle orecchie o ti lavi le orecchie il Ramadan non si interrompe.
10) Nel caso vomiti involontariamente (basta che non sia troppo vomito).
11) Se dopo aver dormito, sei obbligato a fare il Ghùsl (grande abluzione).
12) Se esce sangue dai denti e non raggiunge la gola.
13) Se alla notte si hanno rapporti sessuali e alla mattina prima che cominci il digiuno non si fa' in tempo a fare Ghùsl ma se lo si inizia lo stesso con la giusta Niya ha comunque validità.

Quello che non si fà durante il Ramadan è obbligatorio recuperarlo dopo

1) Se hai il motivo per non fare il digiuno appena questo motivo cessa di esistere riprendi subito il digiuno perché in questa vita non sai mai quando arriva la morte. I giorni perduti li puoi recuperare in modo continuo o a giorni alternati (un giorno si e uno no o due giorni si e 2 no).
2) Nel caso in cui una persona torna da un viaggio o se guarisce da una malattia deve recuperare facendo Kazaa.

Il pasto del l' alba “Suhoor”

Cibarsi prima che inizi la giornata di digiuno e' una sunna si può mangiare da mezzanotte in poi prima che inizi il tempo del Fajr.
Se l' Adan viene fatto prima del tempo della preghiera non si e' obbligati a smettere di mangiare e si può continuare fino a che non inizi il tempo della preghiera dopo aver mangiato basta fare la Niya anche senza pronunciarla per poter cominciare.

Il pasto del tramonto “Iftar”

Quando si e' sicuri che il tramonto sia già avvenuto e quindi e' già iniziato il tempo per fare il Maghreb e' meglio aspettare 2 o 3 minuti in più prima di mangiare ma e' bene non aspettare oltre perché altrimenti sarebbe Makkaru'.
Al momento di finire il digiuno e meglio mangiare come primo alimento un dattero però anche se si mangia diversamente non esistono problemi.

La preghiera “Tarawih”

1) Nel mese di Ramadan alla preghiera del Ishaà dopo i primi 4 fard e dopo 2 Sunnat si fanno 20 Rakàa Tarawih che sono Sunnah Muakdah cioè Sunnah obbligatori.
2) Chiedere un compenso economico per leggere il Corano durante la preghiera dei Tarawih e' Haram.
3) Durante il mese di Ramadan leggere tutto il Corano è sunna però se non c'è nel gruppo di preghiera nessuno che conosce tutto il Corano a memoria i Tarawih si possono eseguire lo stesso con le Sura brevi.
4) Se un Hafiz legge il Corano in una moschea non può farlo la stessa sera in un' altra.
5) Se una persona ritarda durante l' Ishaà e perde i primi Rakàah dei travi può recuperarli dopo aver eseguito i Witr con l' Imam.
6) Durante l' esecuzione dei Tarawih il Corano non deve essere letto troppo velocemente in modo da compromettere la corretta lettura delle Sura.
7) Normalmente se un Imam non e' ancora maggiorenne non può leggere il Corano durante i Tarawih.

Elemosina del Eid “Zakat al Fiter”

1) Se una persona possiede un patrimonio economico che eccede dalla cose necessarie e obbligato a pagare la Zakat al Fiter.
2) La Zakat deve essere pagata prima della preghiera del l' Eid, se uno muore prima della preghiera del Fajr di quel giorno i suoi parenti non sono obbligati a versare per lui mentre se qualcuno nasce dopo il Fajr nessuno e' obbligato a pagare per lui.
3) Il capo famiglia deve pagare per i suoi figli minorenni, non e' obbligato a pagare per i figli maggiorenni o per la moglie sempre che questa e i figli siano economicamente in grado di farlo da soli.
4) Anche nel caso in cui non fosse stato possibile fare il Ramadan la persona deve comunque versare la Zakat al fiter come tutti gli altri.
5) E' possibile dare la Zakat nei primi giorni di Ramadan senza doverla poi versare prima del Eid.
6) Se la Zakat non e' stata versata prima del Eid va comunque versata entro pochi giorni subito dopo l' Eid.
7) La Zakat quantificata vale come 2kg di farina di grano puro oppure l' equivalente in denaro (anche sé soprattutto oggi giorno, può essere calcolata economicamente in modo diverso a seconda del paese in cui ci si trova e soprattutto tenendo conto del grado di benessere di cui può godere la comunità islamica di una determinata zona. Di solito e' sempre maggiore della quota tradizionale.




Sabato 05 Febbraio 2011

QUINTO PILASTRO, IL PELLEGRINAGGIO
(Prima Parte)

Il Pellegrinaggio si fonda sulla intenzione (Nija) di recarsi presso la Casa di Allah e di fare ciò che fece il Profeta Mohamed (SDPB) cioè:

Bisogna poi applicare tutto ciò che il Profeta (SDPB) fece durante tutto il pellegrinaggio,azioni che gli vennero prescritte da Allah (Gloria a Lui L' Altissimo) che dice nel Corano nella sura Al Imran versetto 96-97:
<<La prima Casa che è stata eretta per gli uomini e certamente quella di Bakka benedetta guida del creato in essa vi sono i segni evidenti come luogo in cui ristette Abramo. Chi vi entra è al sicuro. Spetta agli uomini che ne hanno la possibilità di andare, per Allah, in pellegrinaggio alla Casa. Quanto a colui che lo nega sappia che Allah fa a meno delle creature>>.

Come sappiamo tutti, il Pellegrinaggio è il quinto pilastro dell' Islam che fu introdotto da Abramo ne è una prova questo versetto che indica come i popoli precedenti anche se in modo diverso compivano il Pellegrinaggio perché Allah dice nella sura Al Hajj versetto 27:
<<Chiama le genti al Pellegrinaggio: verranno a te a piedi e con cammelli slanciati da ogni remota contrada, per partecipare ai benefici che sono stati loro concessi....>>.

Il Pellegrinaggio è sicuramente la migliore forma di adorazione che Allah (Gloria a Lui L' Altissimo) abbia mai indicato all' uomo. E' un tipo di adorazione completa perché include:

Ma quali sono le persone che sono obbligate a fare il Hajj?

  1. I musulmani, perché la persona deve essere musulmana.

  2. Le persone che non hanno problemi mentali.

  3. Le persone pubere (che hanno superato la pubertà).

  4. Le persone libere (non schiavi).

  5. Possedere le capacità fisiche ed economiche.

Il Pellegrinaggio è un obbligo e il Profeta (SDPB) disse nel significato di un Hadith:

<<Allah vi ha prescritto il Pellegrinaggio e voi dovete farlo>>.

Qual' è il momento del Pellegrinaggio? Allah dice nel Corano nella sura Al Baqara versetto 197:

<<Il Pellegrinaggio avviene nei mesi ben noti. Chi decide di assolverlo, si astenga dai rapporti sessuali, dalla perversità e dai i litigi durante il Pellegrinaggio. Allah conosce il bene che fate. Fate provviste ma la provvista migliore è il timor di Allah, e Temetemi, voi che siete dotati di intelletto>>.

I mesi ben noti sono i mesi di Shawwal, Dhu l-Qada e Dhu l-Hijja. E' possibile iniziare la visita dal primo giorno di Shawwal in poi, quindi attendere sino all' ottavo giorno di Dhu l-Hijja per iniziare il Pellegrinaggio.




Sabato 12 Febbraio 2011

QUINTO PILASTRO, IL PELLEGRINAGGIO
(Seconda parte)

Le Clausole del Pellegrinaggio

  1. Al Ihram, è un vestito bianco di due pezzi fatto di stoffa qualsiasi, lo si deve indossare con la Nija di fare o il Pellegrinaggio (Ifradh) o l' umbra o entrambi (Ikran).
    Esiste la possibilità di eseguire l' umbra, poi interrompere le funzioni indossando un normale vestito (Tahallul) e quindi riprendere eseguendo il Pellegrinaggio.

  2. Il Tawaf, cioè la circoambulazione della Kaba che inizia dal luogo della Pietra Nera e si ripete per sette volte girando attorno e avendo sempre la Kaba alla propria sinistra, si inizia dicendo:

    Bismillah wa Allahu Akbar, Allah humma imanan Bik, wa tasdikan bi Kitabika wa tibaan li sunnati an Nabih Sallallahu Alehi wa sallam”

    Tradotto:

    In Nome di Allah, Allah è il più grande credendo in Te e credendo nel Tuo Libro e seguendo la sunna del Profeta su di lui la pace e la benedizione”.

    Esistono quattro Tawaf:

    -Il primo, Tawaf al Kuduum ( Tawaf dell' arrivo)

    - Il secondo, Tawaf Al Ifada (Tawaf del dopo Arafa)

    - Il terzo, Tawaf Al Wadaa (Tawaf del saluto)

    - Il quarto, Tawaf Attatawa (Tawaf volontario)


  3. Assai, il cammino tra Safa e l' altura di Marwa, Allah dice nella Sura Al Baqara versetto 158: “Safa e Marwa sono veramente segni di Allah e non ci sarà male alcuno se coloro che fanno il Pellegrinaggio alla Casa o la Visita, correranno tra questi due [colli]. Allah sarà riconoscente a chi si sarà imposto volontariamente un' opera meritoria. Allah è grato, sapiente.”

    e nella sura Ibrahim versetti 39-40:

    O signor nostro Tu ben conosci quello che nascondiamo e quello che palesiamo. Nulla è nascosto ad Allah nella terra e nei cieli lode ad Allah che nonostante la vecchiaia mi ha dato Ismaele ed Isacco. In verità il mio Signore ascolta le invocazioni. O Signore concedi a me e ad una parte della mia progenie di assolvere all' orazione esaudisci la mia preghiera, o Signor nostro!”

    L' Assai bisogna svolgerlo dopo il Tawaf e deve essere ripetuto per sette volte dal Safa al Marwa.


  4. Il giorno di Arafa bisogna trovarsi presso il monte Arafa nel nono giorno di Muharram prima del tramonto e questa è la cosa più importante del Hajj se qualcuno non svolge questa tappa o arriva in ritardo il suo Pellegrinaggio non avrà valore. Perchè il Profeta (SDPB) disse nel significato di un Hadith:<<Il Pellegrinaggio, è Arafa>> e in un altro hadith disse:<<Non esiste alcun giorno in cui Allah possa salvare un uomo dall' inferno come nel giorno di Arafa>>.

Gli obblighi del Pellegrinaggio

    Le “Entrate del Pellegrinaggio” o Al Mawakit, sono i luoghi da dove i credenti iniziano a mettersi il vestito e a entrare nell' ambito dell' Hajj e sono cinque:

  1. Il primo si chiama Du Al Hodaifa, “I Pozzetti di Ali” che è il nome di una entrata riservata agli abitanti di Medina e a tutti gli abitanti del Nord del mondo, si trova a circa 420 Km dalla Mecca.

  2. Il secondo è denominato Al Jahfa, prende il nome di una provincia ed è l' entrata per tutti i pellegrini provenienti dall' Ovest del Mondo, si trova a 186 Km dalla Mecca.

  3. Il terzo, Karn Al Manasil o “Il Grande fiume” ed è l' entrata di coloro che vengono da Est, esso è a 78 Km dalla Mecca.

  4. Il quarto, Yalmam è l' entrata del Sud e di tutti i pellegrini dal Sud, 120 Km dalla Mecca.

  5. Il quinto, Datu Arafa per coloro che provengono dal Nord-Est, 100 Km dalla Mecca.

    Oltre all' obbligo di entrare attraverso determinate porte esistono:

A chi esegue correttamente tutto questo Allah accetterà il suo Hajj e cancellerà tutti i peccati. Il Profeta (SDPB) disse nel significato di un Hadith: <<Allah cancellerà i peccati tra l' Umbra e il Pellegrinaggio>> e disse poi: <<Il Pellegrinaggio accettato ha solo il Paradiso come sua ricompensa>>.




Sabato 26 Marzo 2011

L' IMPORTANZA DEL CONOSCERE LA VITA DEL PROFETA MOHAMMED (SDPB)

Ovunque sentiamo parlare molto di grandi personaggi che hanno cambiato la storia dell' umanità. Su di loro vengono scritti libri, stese poesie e le loro gesta vengono tramandate anche dopo millenni dalla loro morte e la loro vita diventa materia di studio per scienziati ed accademici. Oggi giorno si può vedere come molte persone siano interessate e sappiano tutto delle storie di personaggi marginali per l' umanità come ad esempio calciatori, musicisti, VIP, politici ecc.... Una domanda quindi sorge spontanea, per un musulmano quale personaggio merita più di tutti di essere conosciuto? La storia del Profeta Mohamed (SDPB) è importante perché raccoglie in sé gran parte della scienza che Allah tramandò agli uomini mediante quello che compì in prima persona. La scienza in questione è molto vasta e comprende la corretta adorazione, il credo, la Sharia, i miracoli scientifici, le scienze sociali, la psicologia e la corretta storia delle rivelazioni precedenti. Attraverso la vita del Profeta (SDPB) il musulmano può imparare come camminare verso Allah indipendentemente dalla sua condizione iniziale e migliorarsi non solo come singolo individuo ma come collettività. A questo proposito è indispensabile ricordare le condizioni del popolo arabo durante l' “Età dell' ignoranza” che viveva nel vizio ed era privo di qualità e che grazie ad Allah (Gloria a Lui l' Altissimo) subì una trasformazione radicale. In pochi anni si sono visti i primi Sahaba (Che Allah sia soddisfatto di loro) che erano perlopiù poveri ed ex schiavi conquistare di lì a pochi decenni tutto il medioriente e buona parte dei paesi del mediterraneo solamente con la forza di quello che gli era stato tramandato da Allah (Gloria a Lui l' Altissimo) e dal suo Inviato (SDPB). Lo stesso esempio è valido anche per quello che riguarda le altre popolazioni non arabe, che una volta convertite all' Islam diedero inizio a grandi imperi come l' Ottomano e quello Maghul che rimangono ancora oggi esempi di tolleranza e di civiltà.

Omar Ibn Kattab (Che Allah sia soddisfatto di Lui) disse: <<Noi siamo un popolo che prende il suo orgoglio da Allah e dall' Islam e se noi lo volessimo prendere da un' altra parte verremmo umiliati>>.

Grazie all' esempio di vita del Profeta (SDPB) molti popoli diventarono una Umma che raccomandava le buone consuetudini e proibiva il male ciò la rendeva migliore dinnanzi ad Allah di tutte le altre nazioni; come è scritto nel Corano nella sura Al Imran versetto 110:

<<Voi siete la migliore comunità che sia stata suscitata tra gli uomini, raccomandate le buone consuetudini e proibite ciò che è riprovevole e credete in Allah. Se la gente della Scrittura credesse, sarebbe meglio per loro; ce n'è qualcuno che è credente, ma la maggior parte di loro sono empi>>.

La storia del Profeta (SDPB) oltre che negli Hadith la si può trovare anche nel Corano che ne racconta alcuni episodi a modo di insegnamento di vita per tutti e che ogni musulmano deve seguire. Allah dice nel Corano nella sura Al Ahzab versetto 21:

<<Avete nel Messaggero di Allah un bell' esempio per voi, per chi spera in Allah e nell' Ultimo Giorno e ricorda Allah frequentemente>>.

Nella sura Al Imran versetto 31:

<<Di': “Se avete sempre amato Allah, seguitemi. Allah vi amerà e perdonerà i vostri peccati. Allah è perdonatore, misericordioso”>>.

Nella sura Ash Shura versetti 52-53:

<<...Tu non conoscevi né la Scrittura, né la fede. Ne abbiamo fatto una luce per mezzo della quale guidiamo chi vogliamo, tra i Nostri servi. In verità tu guiderai sulla retta via, -. la via di Allah, Colui Cui appartiene tutto quel che è nei cieli e sulla terra. Sì, ritornano ad Allah tutte le cose>>.

Il Profeta (SDPB) fece quello che tutti i Profeti e gli Inviati di Allah (Su di loro tutti la pace) fecero prima di lui cioè quello di portare l' umanità dall' ignoranza alla luce, anche tra mille difficoltà, anche a costo di essere uccisi (come capitò purtroppo a molti che lo precedettero); anche se non tutti gli uomini sono in grado di comprendere l' importanza del messaggio divino, perché questa facoltà è riservata a chi è “Dotato di intelletto”; come è scritto nella sura At Talaq versetti 10-11:

<<...Temete dunque Allah, o dotati d'intelletto, voi che avete la fede. Invero Allah ha fatto scendere su di voi un Monito, - . un Messaggero che vi recita i versetti espliciti di Allah, per trarre dalle tenebre alla luce coloro che credono e compiono il bene. Chi crede in Allah e compie il bene, Egli lo farà entrare nei Giardini in cui scorrono i ruscelli, dove rimarrà in perpetuo. A costui Allah ha concesso buona provvidenza>>.

Nella sura Al Imran versetto 86:<<Potrebbe mai Allah, guidare sulla retta via genti che rinnegano dopo aver creduto e testimoniato che il Messaggero è veridico e dopo averne avute le prove? Allah non guida coloro che prevaricano>>.






Sabato 02 Aprile 2011

IL MONDO PRIMA DELLA NASCITA DEL PROFETA MOHAMMED (SDPB)

Prima di parlare della storia del Profeta Mohammed ( Su di lui la pace e la benedizione) bisogna cominciare con il parlare del suo predecessore, il profeta Gesù o Isa (Su di lui la pace) che prima del nostro messaggero di Allah ( Su di lui la pace e la benedizione) era stato l' ultimo Profeta sulla terra, ed è stato protetto da Allah perché le sua stessa gente, gli ebrei di quel tempo volevano ucciderlo crocifiggendolo ma non ci riuscirono ma così credettero e fecero del loro meglio per spargere la notizia perché per loro questo era un motivo di orgoglio. Allah (Gloria a Lui L' Altissimo) rivelò a Maria la verità sulla sorte del figlio e le disse che non era né stato crocifisso e né era stato ucciso, ma anzì alla età di 33 anni era stato innalzato fino ad Allah per essere protetto e che era destinato a ritornare sulla terra negli ultimi anni prima del giorno della resurrezione dove vivrà per altri sette anni prima di morire come tutti gli altri uomini e ucciderà l' Anticristo (Dajjal). Il Profeta ( Su di lui la pace e la benedizione) disse nel significato di un Hadith: <<Negli ultimi tempi scenderà Gesù sulla terra e la maggioranza dei cristiani lo seguiranno>> Tutti loro sapranno quindi dalle sue parole che non era né Dio né figlio di Dio e nemmeno trinità ed egli seguirà l' ultimo profeta cioè Mohammed ( Su di lui la pace e la benedizione) la sua religione sarà l' Islam. Allah dice nella sura Al Nisa versetti 157-158-159:
<<e dissero: “Abbiamo ucciso il Messia Gesù figlio di Maria, il Messaggero di Allah!”. Invece non l'hanno né ucciso, né crocifisso, ma così parve loro. Coloro che sono in discordia a questo proposito, restano nel dubbio: non hanno altra scienza e non seguono altro che la congettura. Per certo non lo hanno ucciso - ma Allah lo ha elevato fino a Sé. Allah è eccelso, saggio.- Non vi è alcuno della Gente della Scrittura che non crederà in lui prima di morire. Nel Giorno della Resurrezione testimonierà contro di loro>>.
Tra Gesù e il nostro Profeta (Su di loro la pace e la benedizione) ci sono circa 600 anni, un periodo di tempo buio per l' uomo. Durante quel periodo alcuni scienziati ebrei e altri cristiani cominciarono a falsificare e ad aggiungere e togliere dei versetti dai Vangeli. Questi sapienti viaggiarono sulla terra raggiungendo l' odierna Giordania, Siria, Egitto, Etiopia, Eritrea, Palestina e anche la Penisola Arabica dando vita a varie chiese con molti riti diversi. Alcuni esempi di falsificazione sono il fatto che Noè e Lot venivano ritenuti come uomini a cui piaceva bere e che Abramo avesse concesso sua moglie ad un re miscredente. Entrando nel tema si possono contare numerosi Vangeli, quelli maggiormente riconosciuti come Marco, Matteo, Luca e Giovanni e quelli “Apocrifi” che sono in contraddizione su molti aspetti. Allah dice nel Corano nella sura At Tawba (Il Pentimento) versetti 30-31:
<<Dicono i giudei: “Esdra è figlio di Allah”; e i nazareni dicono: “Il Messia è figlio di Allah”. Questo è ciò che esce dalle loro bocche. Ripetono le parole di quanti già prima di loro furono miscredenti. Li annienti Allah. Quanto sono fuorviati!-. Hanno preso i loro rabbini, i loro monaci e il Messia figlio di Maria, come signori all'infuori di Allah, quando non era stato loro ordinato se non di adorare un Dio unico. Non vi è dio all'infuori di Lui! Gloria a Lui, ben oltre ciò che Gli associano!>>.
E poi riguardo a coloro che falsificano le scritture Allah dice nella sura Al Baqara versetto 79:
<<Guai a coloro che scrivono il Libro con le loro mani e poi dicono: “Questo proviene da Allah” e lo barattano a vil prezzo! Guai a loro per quello che le loro mani hanno scritto, e per quello che hanno ottenuto in cambio>>.
Il cristianesimo nel 380 dopo cristo ebbe il suo riconoscimento da parte dell' Impero Romano e ne divenne la religione ufficiale, anche in questo caso assorbendo molto dal paganesimo romano. Questa religione era già divisa in tre sette una credeva che Gesù fosse Dio, la seconda credeva che Gesù fosse figlio di Dio e la terza credeva nella trinità. Negli stessi anni l' impero romano fece delle guerre di espansione arrivando fino in Yemen facendo si che alcuni arabi yemeniti abbracciassero questa religione specialmente nella città di Najran. L' antico popolo arabo che abitava in quei luoghi era quello discendente dai tre Profeti Saleh, Hud e Thamud; la loro discendenza scomparve per ordine di Allah (arabi estinti) e quindi in quel periodo rimanevano solo altre due tipologie di arabi; la prima era denominata “Arabi originari” (Khahtan) la seconda erano gli “Arabi Arabizzati” che si trasferirono dallo Yemen alla Mecca ai tempi di Ismaele; tra di loro pochissimi avevano ancora il Toheed (Credo) corretto. Questi fatti accaddero mezzo millennio prima della nascita del Profeta ( Su di lui la pace e la benedizione), e mostrano un mondo disperso e in attesa di un nuovo messaggio.






Sabato 09/04/2011

LA NASCITA DEL PROFETA MOHAMMED (SU DI LUI LA PACE E LA BENEDIZIONE)

Nella penisola arabica prima della nascita del Profeta Mohammed (Su di lui la pace e la benedizione) esistevano ancora solo poche persone che conservavano il giusto Toheed. Gli arabi che abitavano la Mecca rimasero con la giusta pratica fino a che non si stanziò in quei luoghi il popolo degli Khruzaa comandati dal loro leader Amru Ibn Louhay lo stesso citato in un Hadith dove veniva visto dal profeta Mohammed (Su di lui la pace e la benedizione) all' inferno intento a trascinare il suo strascico. Questo uomo viaggiava spesso, tra i suoi viaggi andò anche nell' antica Siria che all' epoca era cristiana e i suoi abitanti praticavano un cristianesimo già corrotto dalla idolatria. La gente di quel luogo infatti utilizzava le statue come metodo per avvicinarsi di più a Dio perché credevano che fossero dei porta voci divini, cioè le consideravano un tramite tra di loro e la divinità. Queste idee piacquero ad Amru Ibn Louhay e portò con sé una statua al suo ritorno alla Mecca che aveva avuto in regalo, questa statua si chiamava “Hubel”, da lì l' idolatria si diffuse alla Mecca rovinando la fede anche a quei pochi che erano ancora nel giusto fino al punto in cui al momento dell' arrivo del Profeta (Su di lui la pace e la benedizione) in tutta la penisola arabica non ne rimasero che 4 o 5 di fedeli al messaggio originale di Allah. A quella prima statua si aggiunsero altri idoli che furono portati dalle altre tribù che vivevano attorno alla Mecca. Le statue più famose tra le trecentosessanta che erano posizionate intorno all' edificio erano Allat, Manat e AlUzza. Che vengono citati anche nella sura An Najm versetti 18-23:

18. Vide davvero i segni più grandi del suo Signore. 19. Cosa ne dite di al-Lât e al-Uzzâ, 20. e di Manât, la terza? 21. Avrete voi il maschio e Lui la femmina ? 22. Che ingiusta spartizione! 23. Non sono altro che nomi menzionati da voi e dai vostri antenati, a proposito dei quali Allah non fece scendere nessuna autorità. Essi si abbandonano alle congetture e a quello che affascina gli animi loro, nonostante sia giunta loro una guida del loro Signore.

In loro nome si facevano sacrifici di animali e tutte le adorazioni erano rivolte a loro, non erano più dei semplici porta voci ma erano diventati ai loro occhi delle vere e proprie divinità in pietra. Tutto era ormai cambiato, ma 50 giorni prima della nascita del Profeta (Su di lui la pace e la benedizione) accadde un fatto eccezionale. Nell' anno 570 dopo Cristo venne un re dallo Yemen di nome Abraha con il suo esercito determinato a distruggere la Kabaa perché egli aveva costruito a Sanaa una grande chiesa, e intendeva spostare il pellegrinaggio della regione nella sua città. Il suo esercito era molto potente e munito di elefanti e senza alcuna difficoltà riuscì ad arrivare fino al confine della Kabaa che all' epoca era un letto di un fiume secco. Gli abitanti della zona scapparono via con i loro beni e andarono a rifugiarsi sui monti attorno senza combattere perché anche se nella miscredenza erano consci che a difendere la Kabaa ci avrebbe pensato Allah. Gli elefanti si bloccarono su quel fiume apparentemente senza una spiegazione e anche se erano incitati ad andare avanti non vollero proseguire e a quel punto arrivò il segno di Allah (Gloria a lui L' Altissimo) come è scritto nella sura Al Fil:

1. Non hai visto come agì il tuo Signore con quelli dell’elefante? 2. Non fece fallire le loro astuzie? 3. Mandò contro di loro stormi di uccelli 4. lancianti su di loro pietre di argilla indurita. 5. Li ridusse come pula svuotata.

Le rondini volarono avendo 3 pietre ciascuna, quando le lasciarono cadere sull' esercito chiunque fù colpito morì di una morte orribile alcuni soldati scapparono cercando rifugio nelle case della città ma senza riuscire a sfuggire alla punizione di Allah. Quel giorno segnò un punto di svolta perché Allah poi fece scendere la sua misericordia facendo venire sulla terra l' ultimo Messaggero (Su di lui la pace e la benedizione). Allah dice nella sura Al Anbiya versetti 107-108:

107. Non ti mandammo se non come misericordia per il creato. 108. Di': “In verità, mi è stato rivelato che il vostro Dio è un Dio unico. Sarete musulmani?”.

Allah scelse i migliori cinque profeti Noè, Abramo, Mosè, Gesù e Mohamed (Su di loro tutti la pace e la benedizione) tra questi scelse il profeta Mohammed (Su di lui la pace e la benedizione) che è considerato da Allah il migliore degli uomini come indole e come educazione; tra i luoghi scelse come il migliore la Mecca e tra le rivelazioni l' Islam. Così Allah scelse come ultimo profeta un arabo diretto discendente di Ismaele il suo nome era: Mohammed Ibn abdillah Ibn Abdi Al Muttalib Ibn Hashim risalendo fino ad Ismaele e poi ad Abramo.






Sabato 16/04/2011

LA NASCITA E L' INFANZIA DEL PROFETA MOHAMMED
(SU DI LUI LA PACE E LA BENEDIZIONE)

All' alba del 22 Aprile 571 del calendario solare corrispondente a Lunedì 19 Rabbiaa Awal del calendario lunare Allah (Gloria a Lui L' Altissimo) decise di fare scendere la Sua misericordia facendo uscire l' umanità dalle tenebre per portarla verso la luce attraverso la venuta del Suo ultimo inviato e messaggero, il profeta Mohammed (Su di lui la pace e la benedizione). La madre dell' Inviato di Allah (Su di lui la pace e la benedizione) si chiamava Amina, faceva parte del popolo dei Coreisciti ed era una donna onesta e casta che ebbe un matrimonio e poi una gravidanza normale come tutte le altre donne del suo tempo. Il padre del Profeta Mohammed (Su di lui la pace e la benedizione) invece non lo vide mai perché morì due mesi prima della sua nascita all' età di venticinque anni mentre si trovava a Medina per commerciare. Dalla sua nascita, cominciarono i miracoli mentre sua madre Amina stava partorendo vedeva una luce che da lei illuminava le fortezze romane in Siria; vedeva poi che in tutta la terra il fuoco dei riti magici si spegneva ed altri segni della sua nascita furono visti in tutto il mondo. Quando nacque, suo nonno lo prese con sé e corse fino alla Kaaba entrandovi dentro e cominciando a ringraziare Allah per il dono ricevuto e fu lì che gli diede il nome di Mohamed che a quel tempo era sconosciuto tra gli arabi; questo nome ha due significati. Il primo e riferibile a colui che ringrazia spesso Allah, il secondo è colui che è una persona molto utile agli altri e che nella sua vita verrà ringraziato dalla gente. Al settimo giorno dalla sua nascita fu fatta una festa, quella del Al Aakika che 40 anni dopo divenne Sunna. Il Profeta (Su di lui la pace e la benedizione) venne allattato da 3 balie e proprio per seguirne una di queste nei suoi primi anni di vita venne portato a Banu Saad un villaggio di campagna vicino alla Mecca dove trascorse i suoi primi 5 anni; come altri della sua età, quindi venne cresciuto fuori dalla città. Questa usanza era molto frequente in quel tempo per permettere ai bambini di crescere imparando l' arabo correttamente perché le città, specialmente quella della Mecca, erano luoghi di transito di genti e di merci e poliglotte visto il basso tasso di alfabetizzazione chi cresceva in quei luoghi rischiava di ritrovarsi a parlare dialetti non propriamente corretti, l' altro motivo era quello che in campagna si aveva un facile accesso ai beni alimentari. Halima beni Saadia era la balia di quel periodo e raccontò il giorno in cui venne a prendere il Profeta (Su di lui la pace e la benedizione); disse che quando venne alla Mecca per prendere un bambino da accudire, le altre balie erano arrivate prima di lei prendendo i bambini delle famiglie più benestanti, lei invece trovò solo lui che essendo orfano, anche se di famiglia rispettabile, non trovò nessun altra disposta a prendersene cura. Ma mentre si stavano allontanando dalla Mecca Allah fece scendere un dono. Quello fu un anno molto secco con la siccità che continuava a perdurare, ma quando il Profeta (Su di lui la pace e la benedizione) usci dalla Mecca insieme alla sua balia, il bestiame che pascolava in campagna ritornò in città inspiegabilmente già sazio, pur non essendoci erba o altro cibo nei dintorni. I giorni d' infanzia trascorsero normalmente fino a quando l' Inviato di Allah non raggiunse i cinque anni di età; egli disse nel significato di un Hadith: <<Mentre giocavo con gli altri bambini vidi scendere Jibril che mi prese con sé portandomi via, mi fece sdraiare, mi aprì il petto, e prese il mio cuore e lo mise in un piatto d' oro, mi tolse l' influenza di Satana poi lavò tutto con l' acqua di Zam-Zam>>. I bambini vedendo il sangue, corsero dalla sua balia annunciandone la morte. Halima corse subito nel luogo dove si trovava il Profeta (Su di lui la pace e la benedizione) e lo vide sdraiato e privo di sensi e prese paura; cosi decise di riportarlo da sua madre alla Mecca dove rimase per un anno. In quel periodo sua madre Amina decise di fargli visitare le tombe del padre e degli zii materni che si trovavano a 500 Km di distanza a Medina. Fu un lungo e faticoso viaggio e durante il ritorno Amina si ammalò e morì lungo la strada in un luogo tra la Mecca e Medina chiamato Al Abouaa durante il viaggio erano solo in tre: lui, sua madre e una serva, al Profeta (Su di lui la pace e la benedizione) toccò il triste compito ad appena sei anni di scavare la fossa e di seppellire la madre.






Sabato 23/04/2011

LA GIOVINEZZA DEL PROFETA MOHAMMED (SU DI LUI LA PACE E LA BENEDIZIONE)

Dopo la morte della madre Amina il profeta Mohammed (Su di lui la pace e la benedizione) tornò alla Mecca dove venne accudito amorevolmente da suo nonno paterno Abdul Muttalib. Il tempo trascorse normalmente in quella città fino a quando all' età di 12 anni non dovette lasciarla per andare nell' odierna Siria (Sciam) per accompagnare la prima carovana diretta lì per commerciare. Durante il viaggio, mentre era nei pressi del confine siriano, incontrò un prete di nome Buhaira il quale era uno scienziato che manteneva ancora un corretto cristianesimo, uno dei pochi a possedere ancora il Toheed giusto. Quando lo vide cominciò da prima a fissarlo e poi chiese al capo carovana, che era lo zio paterno del Profeta (Su di lui la pace e la benedizione) Abu Talib se fosse ancora vivo il padre; lo zio rispose: <<Sono io suo padre!>> Buhaira disse: <<Non è possibile! Questo ragazzo deve essere orfano!>> questo scienziato capì subito la natura del ragazzino che aveva davanti , perché nella bibbia non contraffatta esistevano dei versetti nei quali erano scritte le sue caratteristiche. Egli attraverso la scienza che aveva appreso, vedeva dei segni inequivocabili della presenza di un profeta tra i quali il Tas-bìh degli alberi e lo spostamento delle nuvole al suo seguito, però una delle caratteristiche più rilevanti era il fatto che l' ultimo profeta dovesse essere orfano e che si chiamasse Ahmad. Buhaira consigliò allo Zio di portarlo via subito perché i sapienti ebraici lo stavano aspettando per ucciderlo. Nel Corano è scritto nella sura Al Baqara versetto 146:

<<Coloro ai quali abbiamo dato la Scrittura, lo riconoscono come riconoscono i loro figli. Ma una parte di loro nasconde la verità pur conoscendola>>.

Al ritorno dalla Mecca il Profeta (Su di lui la pace e la benedizione) trascorse la sua adolescenza in modo diverso da tutti gli altri ragazzi della sua età mantenendo sempre un buon comportamento verso gli altri, infatti era un ragazzo normale a cui piaceva anche ridere e scherzare ma siccome era sempre sotto la protezione di Allah, questo gli permise di non cadere nelle cattive azioni come la fornicazione, l' uso di bevande inebrianti, l' adorazione degli idoli ed altro anche se queste cose erano ritenute normali per i ragazzi della sua stessa età. Tre anni dopo il suo ritorno scoppiò la guerra del Fujjar che fu una guerra alla quale parteciparono le tribù dei Coreisciti e dei Kinana alleati contro i Banu Kais Inana. Il motivo delle ostilità fu provocato dalla violazione di un accordo tribale che stabiliva i mesi lunari del Muharram, del Rajab, del Du Kaada e Du Hijja come mesi sacri in cui era vietato lo spargimento di sangue; i Banu Kais Inana violarono la tregua provocando così una forte reazione. Il Profeta (Su di lui la pace e la benedizione) era addetto alla costruzione delle frecce. Le ostilità durarono poco tempo e nell'arco di un anno le tribù trovarono un nuovo accordo che prendeva il nome di “Al Fudul” (delle cose aggiuntive). Questo accordo era la base per evitare nuove guerre, per difendere il diritto alla pace tra gli uomini e per tutelare gli oppressi. Nel Corano successivamente venne ribadita la sacralità di questi mesi nella sura Al Tawba versetto 36:

<<Presso Allah il computo dei mesi è di dodici mesi [lunari] nel Suo Libro, sin dal giorno in cui creò i cieli e la terra. Quattro di loro sono sacri. Questa è la religione retta. In questi mesi non opprimete voi stessi, ma combattete tutti assieme i politeisti, come essi vi combattono tutti assieme. Sappiate che Allah è con coloro che [Lo] temono>>.

Il Profeta (Su di lui la pace e la benedizione) iniziò il suo primo vero lavoro facendo quello che la maggior parte dei Profeti fecero prima di lui cioè il pastore; questo tipo di occupazione gli permise di meditare sul significato della creazione, sul significato della vita e sul motivo della sua esistenza così diversa dagli altri. All' età di 24 anni cominciò a commerciare lavorando come gestore delle attività commerciali di una ricca vedova di nome Khadija, che lo assunse per la sua fama di uomo onesto e di fiducia infatti il suo sopranome tra le persone era “Saadik Al-amin” cioè colui che è sincero e fedele. Visto che tutti i suoi precedenti curatori si erano rivelati disonesti, gli diede un periodo di prova di un anno dove dimostrò le sue dati nel campo commerciale. Quando gli venivano affidate le carovane per la Siria, la merce non faceva in tempo a raggiungere il paese che veniva venduta già lungo il tragitto e per questo motivo gli affari di Khadija triplicarono nel giro di poco tempo. Il profeta Mohammed (Su di lui la pace e la benedizione) aveva un modo di commerciare diverso da tutti, infatti non giurava mai sulla compravendita cosa che era diffusa tra tutti i commercianti che giuravano sugli idoli Allat e Al Uzza.






Sabato 07/05/2011

PRIMA DELLA RIVELAZIONE

Passò un anno dall' inizio del suo incarico presso Khadija, superando numerose prove di onestà a cui era stato sottoposto. Il Profeta (Su di lui la pace e la benedizione) lavorava sempre assieme ad un uomo di fiducia di Khadija che si chiamava Maysara; egli raccontò a lei del suo buon comportamento e della sua onestà, questo fatto la convinse a sposarlo. Khadija non disse delle sue intenzione direttamente al Profeta (Su di lui la pace e la benedizione) ma segui una procedura più onorevole e rispettosa, mandando una sua amica di nome Nafisa a parlare con lui. L' inviato di Allah (Su di lui la pace e la benedizione) accettò la sua proposta e disse ai suoi zii di andare da lei per chiederle la mano; così dopo un paio di mesi fu celebrato il matrimonio. In quel momento il Profeta aveva 25 anni e Khadija ne aveva 40. La differenza di età era ben evidente, ma questo non rappresentava un ostacolo, perché il Profeta (Su di lui la pace e la benedizione) non era come i suoi coetanei e cercava in una donna più che la bellezza e l' avvenenza, la saggezza e la purezza; infatti lei veniva soprannominata Khadija la casta e pura (العفيفة الطاهرة). Insieme ebbero un matrimonio felice e il frutto di questa unione furono 2 figli maschi Abdullah e Khassim, morti in tenera età e 4 femmine che si chiamavano Ummu Khaltum, Zinab, Fatima Azzahraa, Rokaya. Alcuni anni prima che il profeta Mohammed (Su di lui la pace e la benedizione) diventasse Messaggero di Allah avvenne una alluvione alla Mecca che provocò dei danni all' edificio della Kaaba. I Coreisciti assieme a tutte le altre tribù della città decisero di ricostruirla, accordandosi tutti su un punto comune riguardante i soldi necessari all' opera che non dovevano provenire da attività illecite come: i proventi della prostituzione, il commercio degli idoli, le scommesse e i soldi della Riba (Usura). Demolirono le rovine rimaste e cominciarono i lavori di ricostruzione ai quali partecipò con le sue mani all' età di 35 anni anche il Profeta Mohammed (Su di lui la pace e la benedizione) che trasportò le pietre e le travi di legno. Ad opera quasi conclusa si resero conto che non potevano completare i lavori perché i soldi non erano sufficienti e quindi decisero di lasciare una parte dell' edificio in rovina mettendo un muretto, tutt' oggi presente, per indicare gli antichi confini dell' ultima struttura ricostruita da Abramo e dal figlio Ismaele. Come e scritto nella sura Al Baqara versetto 127:

E quando Abramo e Ismaele posero le fondamenta della Casa, dissero: <<O Signor nostro, accettala da noi! Tu sei Colui che tutto ascolta e conosce!...>>

Al termine dei lavori la Kaaba era alta 15 metri con il lato dove era posizionata la Pietra Nera alto 10 metri, l' unica porta era situata in quella stessa parete e misurava 2 metri di altezza. Ma quando l' edificio fu completo rimaneva solo da stabilire a chi dovesse toccare l' onore di reinserire la Pietra Nera. Le tribù entrarono subito in contrasto fra di loro e si riunirono prima che le cose degenerassero nella casa della consulta che prendeva il nome di Bait Shura. Erano lì seduti tutti i capi delle tribù che parteciparono ai lavori, rimanendo per 5 giorni sul punto di cominciare una guerra seduti in cerchio con un secchio di sangue al centro come simbolo e come usanza per la dichiarazione delle ostilità. Un saggio tra di loro, tale Muhrira, per cercare di scongiurare quella situazione e di rompere lo stallo propose di far decidere una soluzione al primo uomo che fosse entrato dalla porta della Shura; il primo che entro fu proprio il profeta Mohammed (Su di lui la pace e la benedizione) che fu subito accettato da tutti come arbitro perché era conosciuto come “Saadik Al-amin” cioè colui che è sincero e fedele. Egli propose una soluzione intelligente per rimettere pace tra le tribù ebbe l' idea di stendere una stoffa sulla quale posizionare la Pietra Nera e di farla poi trasportare fino alla Kaaba da tutti i capi tribù, ognuno stringendo il suo lato di stoffa. La soluzione fu accettata e messa in pratica e quando la Pietra raggiunse la Kaaba il Profeta (Su di lui la pace e la benedizione) la riposizionò con le sue stesse mani. All' età di 37 anni cominciò a frequentare il luogo dove un anno dopo avrà la rivelazione da parte dell' angelo Gabriele, il luogo era La Grotta di Hayra un luogo isolato dal quale si aveva una veduta completa della Mecca e dove cominciò a ritirarsi per meditare.






Sabato 14/05/2011

LA PROFEZIA E IL MESSAGGIO

Quando il Profeta (Su di lui la pace e la benedizione) compì 37 anni Allah fece nascere in lui una voglia di solitudine che lo portò a ritirarsi presso una grotta che si trovava sul monte Nur a soli 2 km in direzione Nord Ovest dalla Mecca; questo luogo era conosciuto come “Grotta di Hayra”. Era uno spazio di dimensioni molto contenute largo poco più di un metro e mezzo e lungo circa 4 metri però da li si poteva scorgere un bel panorama; si vedevano in lontananza la Kaaba, tutta la città della Mecca e da lì la notte il cielo stellato sembrava più vicino ad ogni altro posto sulla terra. Il Profeta (Su di lui la pace e la benedizione) prima vi si recava ogni notte, poi cominciò a recarvisi anche per alcuni giorni e durante il mese del Ramadan nei tre anni precedenti la rivelazione vi rimaneva per tutto il suo corso. Come altri Profeti e Messaggeri (Su di loro tutti la pace) prima di lui il Profeta Mohammed (Su di lui la pace e la benedizione) sperimentò la solitudine che lo preparò a cambiare il modo di vivere della sua gente, lo aiutò a meditare in maniera profonda ponendosi le domande alle quali in seguito gli venne dati la risposta e fu pronto per ricevere la responsabilità della fede. Dopo due anni di ritiro cominciava già a sentire i segni nelle cose inanimate come il saluto delle pietre e degli alberi e sei mesi prima della rivelazione tutto ciò sognava poi si realizzava nella vita reale nei minimi dettagli. Il Profeta Mohammed (Su di lui la pace e la benedizione) disse nel significato di un Hadith: <<I sogni del vero credente fanno parte delle 45 parti della rivelazione>>. Nella notte di Lunedì 21 del mese del Ramadan del calendario lunare corrispondente al 10 Agosto del 610 d.c. Il Profeta Mohammed (Su di lui la pace e la benedizione), quella stessa notte mentre stava adorando Allah i totale solitudine all' improvviso arrivo l' angelo Gabriele (Su di lui la pace) che lo prese dalle spalle stringendolo fino a non farlo quasi più respirare dicendogli: <<Iqraa!>> “Leggi” e il Profeta (Su di lui la pace e la benedizione) gli rispose: <<Non so leggere>>. Fu rilasciato e venne ripreso per la seconda volta e gli fu detto ancora <<Iqraa!>> ed egli rispose ancora: <<Non so leggere>>. Poi lo ristrinse per una terza volta dicendogli sempre <<Iqraa!>> ed egli rispose chiedendo: <<Che cosa leggo?>> e a questo punto l' angelo Gabriele (Su di lui la pace) recitò per lui i primi quattro versetti rivelati che si trovano nella sura Al Alaq:

<<Leggi! In nome del tuo Signore che ha creato, ha creato l'uomo da un'aderenza. Leggi, ché il tuo Signore è il Generosissimo, Colui Che ha insegnato mediante il calamo, che ha insegnato all'uomo quello che non sapeva>>.

Dopo aver ascoltato quelle parole la morsa si sciolse e il Profeta (Su di lui la pace e la benedizione) non riusci a capire nulla di quello che era successo, né riuscì a vedere chi era stato a prenderlo alle spalle e a stringerlo così forte. Il Profeta (Su di lui la pace e la benedizione) impaurito rimase spaventato con il cuore in trepidazione e corse subito giù dalla montagna per rincasare e quando giunse da sua moglie Khadija le chiese una coperta perché era infreddolito e tremante. Quando divenne più calmo Khadija le chiese che cosa avesse, ed egli rispose: <<Avevo paura per me>> raccontandogli dell' accaduto; lei lo rincuorò dicendogli di non preoccuparsi gli disse che era un uomo che cercava di mantenere i legami famigliari, che aiutava il prossimo, era uno che educava i propri figli correttamente, che dava ai poveri e li trattava con rispetto e che dava ospitalità agli ospiti e che qualunque cosa gli fosse accaduto Allah non lo avrebbe abbandonato perché era un uomo pio.






Sabato 21/05/2011

IL PRIMO PERIODO DELLA RIVELAZIONE

Il giorno successivo all' incontro tra l' angelo Gabriele (Su di lui la pace) e il profeta Mohammed (SDPB), Khadija lo portò da suo cugino di nome Waraka bin Naufal uno dei pochi cristiani rimasti con il credo corretto. Lui era un uomo anziano, cieco e molto sapiente, infatti scrisse dei libri in lingua ebraica tra cui il vangelo e quando il Profeta (SDPB) lo incontrò raccontandogli dell' accaduto, l' uomo credette subito alle sue parole e nella sua storia riconobbe che colui che lo aveva preso alle spalle doveva essere lo stesso che aveva parlato con Mosè, cioè l' angelo Gabriele (SDP) aggiunse poi parole straordinarie; disse che se fosse stato più giovane e vivo sarebbe stato con lui anche al momento della sua cacciata dalla Mecca. Il Profeta (SDPB) chiese a quel punto se era il suo destino quello di essere cacciato, allora Waraka rispose che tutti i Profeti e gli Inviati di Allah (Su di loro tutti la pace e la benedizione) quando cominciarono la loro predicazione si trovarono il loro popolo contro. Waraka morì poco dopo, riconobbe il Profeta (SDPB) come tale ma se ne andò prima che lui diventasse Messaggero di Allah. Poco tempo dopo ci fù il primo vero incontro con l' angelo Gabriele, dopo tre o quattro giorni il profeta Mohammed (SDPB) ritornò alla Grotta di Hayra, ma mentre si trovava a metà strada sentì delle voci provenire dall' alto che dicevano: <<O Mohammed sei tu il Profeta di Allah, io sono Gabriele>>. Il Profeta quando alzò lo sguardo per vedere da dove provenissero quelle voci vide l' angelo Gabriele nella sua forma originale e lo descrisse poi nel significato di un Hadith: <<O visto l' angelo Gabriele con 600 ali riempire tutto l' orizzonte...>>. Allah dice nella sura Fatir versetto 1: <<Lode ad Allah, Creatore dei cieli e della terra, che ha fatto degli angeli, messaggeri dotati di due, tre o quattro ali. Egli aggiunge alla creazione quello che vuole. In verità Allah è onnipotente>>. Successivamente ci fù un periodo che duro pochi giorni in cui la rivelazione fu interrotta secondo gli studiosi per diversi motivi:

  1. Per dare il tempo al Profeta (SDPB) di calmarsi e di tranquillizzarsi.

  2. Per dagli la sicurezza che tutto ciò che ha vissuto non proveniva ne dai Jinn ne da Satana.

  3. Per evitare la confusione.

  4. Per avere la certezza di essere il Profeta di Allah e che Gabriele fosse un angelo messaggero, lo stesso degli altri Profeti e messaggeri di Allah (Su di loro tutti la pace e la benedizione). Per questo Gabriele era chiamato anche “Amin wahi Assamah” cioè “Colui che è fedele alla rivelazione del cielo”.

Il secondo incontro con l' angelo Gabriele viene descritto dal Profeta Mohammed (SDPB) nel significato di un Hadith: <<Un giorno mentre camminavo sentii una voce dal cielo, alzai la testa e vidi lo stesso angelo mentre sedeva su di una sedia tra la terra e il cielo, mentre lo guardavo mi ritrovai a terra>>. Al termine di quella esperienza ritornò da Khadija e le disse: <<Copritemi, copritemi>> e in quel momento scesero i primi cinque versetti della sura al Muddathtir: <<O tu che sei avvolto nel mantello, alzati e ammonisci, e il tuo Signore magnifica, e le tue vesti purifica, allontanati dall'abiezione>>. Al Profeta Mohammed (SDPB) venne rivelato il Libro in sette modi: Attraverso sogni premonitori, tramite tutto quello che gli diceva l' angelo Gabriele (SDP) anche senza essere visto, oppure quando prendeva forma umana ed era visibile anche ai Sahaba (Che Allah sia soddisfatto di loro).

Il Profeta disse nel significato di un Hadith: <<“Un giorno, mentre eravamo seduti accanto al messaggero di Allah (pace su di lui) ecco apparirci un uomo dagli abiti candidi e dai capelli di un nero intenso; su di lui non traspariva traccia di viaggio, ma nessuno di noi lo conosceva. Si sedette di fronte al Profeta (SDPB), mise le ginocchia contro le sue e appoggiando le palme delle mani sulle sue cosce gli disse: O Muhammad, dimmi cos’è l’Islam. Il messaggero di Allah (SDPB) disse: l’Islam è che tu testimoni che non c’è altro dio che Allah e che Muhammad è il messaggero di Allah; che tu compia la preghiera rituale, versi la zakat, digiuni nel mese di ramadan e faccia il pellegrinaggio alla Casa , se ne hai la possibilità. Tu dici il vero! disse l’uomo. Ci sorprese che fosse lui ad interrogare il profeta e lo approvasse. Gli chiese allora: dimmi cos’è l’Iman. Egli rispose: E’ che tu creda in Allah, nei Suoi Angeli ,nei Suoi Libri, nei Suoi Messaggeri e nell’Ultimo giorno e che tu creda nel decreto divino, sia nel bene che nel male. Tu dici il vero! Replico l’uomo che rispose dicendo: dimmi che cosa è l’Ihsan (opere buone). Egli rispose: E’ che tu adori Allah come se lo vedessi; perché se tu non Lo vedi, certamente Egli vede te. L’uomo disse: dimmi cos’è l’Ora. Egli rispose: L’interrogato non ne sa più di chi lo interroga. L’uomo disse: parlami allora dei segni premonitori. Egli rispose: Quando la schiava genererà la sua padrona e quando vedrai i pastori, miseri, scalzi e nudi competere nelle costruzioni più elevate. Dopodiché l’uomo sparì e io rimasi assorto. Allora il Profeta (SDPB) mi chiese: Omar, sai tu chi mi ha interrogato? Io risposi: Allah e il suo messaggero ne sanno di più. Era Gabriele - disse – che è venuto per insegnarvi la vostra religione.” La rivelazione arrivò anche attraverso il suono delle ali dell' angelo Gabriele, tramite la sua forma originale, attraverso la rivelazione fatta durante il viaggio del Miraag ed infine con la diretta rivelazione da parte di Allah (Gloria a Lui l' Altissimo).






Sabato 28/05/2011

L' INIZIO DELLE PERSECUZIONI

La prima donna a convertirsi all' Islam fu Khadija, poi suo cugino Waraqah, quindi Ali figlio di Abu Talib lo zio del Profeta (SDPB), Zayd il liberto del profeta Mohammed (SDPB), Abu Bakr uno degli uomini più influenti della città (che Allah sia soddisfatto di loro). Da questo gruppo di familiari e intimi si irradiava la luce e la forza della Dawa (l’appello) e in poco tempo un gruppo di meccani, tra i quali alcuni notabili, aderì all’ Islàm. Tra i primi Sad Abu Waqqas, Zubayr, Abdurahman Ibn Auf, Talhah, Uth-man ibn Affan. Il primo estraneo alla città ad entrare nell' Islam fu Abu Dharr al Ghifari che apparteneva ad una tribù di briganti di strada che non rispettavano nessuna regola e non si facevano scrupoli ad aggredire i pellegrini diretti alla Mecca ma la misericordia di Allah scese anche su di lui che aveva condiviso la vita del resto della tribù, ma ne era stato disgustato ed era un Hanif. A quell' uomo qualcuno aveva parlato di un Coreiscita che predicava il culto dell’ unico Dio e aveva dichiarato decaduti tutti i riti pagani. Senza conoscere neppure il nome del nuovo Profeta, si recò alla Mecca e si confuse con i pellegrini che venivano alla Kabaa. Rimase in quei pressi ad aspettare di incontrare l’uomo che era venuto a cercare e quando infine lo incontrò lo riconobbe subito come Profeta, infatti lui si era fermato alla Mecca da oltre un mese, e quando il Profeta (SDPB) gli chiese come fosse sopravvissuto per tutto quel tempo, rispose che non aveva avuto altro cibo che l’acqua di Zamzam e che era persino aumentato di peso. Dopo tre anni di missione semi segreta (con la predicazione rivolta solo ai parenti più stretti) l’Inviato di Allah (SDPB) ricevette l’ordine di estendere la sua predicazione al resto della città. Il culto del Dio Unico, che era stato più o meno tollerato quando era il caso degli Hunaf, diventava ora insopportabile per l’oligarchia meccana. Per i capi Coreisciti il problema si poneva in termini materiali e di potere. La maggior parte di loro era convinta che la predicazione del Profeta (SDPB), che affermava l’unicità assoluta di Dio e l’inconsistenza di tutti gli altri idoli, sarebbe stata considerata un’offesa gravissima per tutte le tribù che avevano posto il loro simulacro nel recinto sacro della Kabaa. Erano certi che distruggere gli idoli sarebbe stato decretare la fine della Mecca come capitale religiosa e commerciale della penisola arabica. Inoltre, alcune implicazioni morali e sociali dell’ Islàm minavano alle basi la società Coreiscita. La donna si vedeva riconosciuta parità di diritti e di doveri con l’uomo, a cominciare dallo stesso diritto alla vita . Non la si poteva più sposare senza il suo consenso, aveva diritto a disporre dei suoi beni, della dote versatagli dal marito, della sua parte di eredità e degli alimenti in caso di divorzio. Lo schiavo doveva essere trattato come un fratello, doveva mangiare e vestire come il suo padrone. L’adulterio diventava una colpa grave e nessuno avrebbe più potuto contare sulla solidarietà tribale per sfuggire ad una giusta pena in caso di crimine. Preoccupati, ma fiduciosi in una possibilità di accordo con il Profeta (SDPB), i notabili si recarono da suo zio Abu Talib che era il capo del clan dei figli di Abd al-Muttalib. Lo invitarono a convincere il nipote a desistere dalla sua attività, offrendogli in cambio potere e ricchezze. In caso contrario avrebbero combattuto contro di lui e contro tutti quanti non si separavano da lui. Abu Talib riferì al profeta Mohammed (SDPB) le offerte e le minacce e, da parte sua, lo pregò di accettare quanto gli veniva proposto. La risposta dell’Inviato di Allah (SDPB) fu di quelle che non ammettono repliche. Disse : "Giuro in Nome di Allah che, se anche ponessero il sole nella mia destra e la luna nella mia sinistra per indurmi ad abbandonare questa via, io non la abbandonerei prima che Egli l’abbia resa vittoriosa, o che io sia morto per essa. Di fronte a tanta incrollabile fede, ad Abu Talib non rimase confermare al nipote la sua protezione. Non osando attaccare direttamente il profeta Mohammed (SDPB) e gli altri Musulmani più influenti, gli oligarchi istigarono la gente a perseguitare i più deboli, gli schiavi, coloro che non avevano un clan potente alle loro spalle. Li accusavano di essere blasfemi, nemici delle loro tradizioni secolari, del loro ordine, della stessa prosperità della tribù. Un giorno un gruppo di Musulmani fu sorpreso dai pagani mentre stava pregando in una valletta nei pressi della città. Furono insultati e percossi. Per difendersi Sad Abu Waqqas afferrò l’osso di una mascella di cammello e con quello colpì uno degli aggressori. Era la prima volta che un credente si batteva per la causa di Allah e Sad ne andò fiero per tutta la vita. Bilal, uno schiavo nero che si era convertito all’ Islàm, venne ferocemente torturato dal suo padrone Umayyah, il capo clan dei Jamah. Questi lo faceva distendere sulla sabbia rovente nell’ora più calda della giornata, gli faceva mettere un macigno sul petto e gli ingiungeva di rinunciare all’ Islàm e tornare ad adorare gli idoli. Piuttosto che abiurare la sua fede Bilal era disposto a morire e nell’estrema sofferenza continuava a ripetere: "Ahad, Ahad (Uno, Uno). Lo salvò Abu Bakr (che Allah sia soddisfatto di lui), che lo acquistò da Umayyah a caro prezzo rendendogli così la libertà e la vita. Non sfuggì al martirio Sumaya, la madre di Ammar; fu uccisa da un capo dei Makhzum che passò alla storia come Abu Jahl (il padre dell’ignoranza) e che fu uno dei peggiori nemici dell’ Islàm.

(fonte www.huda.it - Hamza Piccardo)






Sabato 08/10/2011

L' ESILIO IN ABISSINIA

Un giorno, mentre il Profeta (SDPB) stava seduto vicino alla Kaba, Abu Jahl lo affrontò e lo coprì di insulti. Obbedendo all’ordine di Allah (Sura Al Muzzamil ver. 10): "Sopporta con pazienza quello che ti dicono e allontanati dignitosamente" , il Profeta (SDPB) non reagì e, quando il pagano non riuscì più a trovare altre ingiurie, si alzò e si allontanò. Poco dopo Hamza, il leone di Allah faceva il suo ingresso nello spiazzo sacro. Era un famoso guerriero e cacciatore; non aveva aderito all'islam, ma amava suo nipote sinceramente. Tornava dalla caccia e aveva con sé il suo arco; una donna allora lo intercettò e gli disse: "O Abu Umarah, davvero Abu l-Hakam oggi è stato terribile con il figlio di tuo fratello. Lo ha insultato con i nomi peggiori anche se non gli aveva fatto niente, ma Mohammed (SDPB) non gli ha nemmeno risposto. Nonostante la sua forza, il suo coraggio e la sua maestria nel maneggiare le armi, Hamza non era affatto un attaccabrighe. Anzi, come spesso succede agli uomini audaci e determinati, era pacato e di buon carattere. Quella volta non poté più trattenersi. Quello che era avvenuto lo riempì d’ira: senza altro indugio entrò nel recinto sacro, raggiunse il Makhzum e, alzato l’ arco glielo calò con tutta la forza sulle spalle. Era una furia scatenata e investì Abu Jahl dicendogli: "Credi che Mohammed non abbia nessuno che lo protegga? Anch’io sono della sua religione e credo in quello che lui afferma. Vendicati su di me se puoi!. Se Hamza sperava in una reazione che gli avrebbe consentito di impartire ad Abu Jahl una più dura lezione, rimase deluso. Il capo clan trattenne anche quelli dei suoi che si erano alzati per difenderlo. "Lasciate stare Abu Umarah disse loro oggi ho davvero offeso il figlio di suo fratello. La conversione di Hamza dette prestigio alla nascente comunità dei Musulmani, e la sua presenza accanto al profeta Mohammed (SDPB) garantì all’Inviato di Allah maggior rispetto da parte dei Coreisciti pagani. Ma per i Musulmani che non potevano godere di una protezione tribale efficace la situazione alla Mecca diventava sempre più critica e pericolosa. Per evitare che i più deboli fossero oppressi, il Profeta (SDPB) consigliò loro di emigrare in Abissinia. "In quel paese regna un sovrano sotto il quale nessuno è perseguitato. Vi potrete rimanere finché Allah non ci aprirà una strada. Partirono a piccoli gruppi per non dare troppo nell’occhio, un’ottantina di persone in tutto, senza contare i loro figli più piccoli. Guidavano questi emigranti Uthman ibn Affan con sua moglie Ruqayya, la figlia dell’Inviato di Allah, e Jafar ibn Abu Talib che ne era il portavoce . La sua presenza e la sua oratoria si resero preziose quando i Coreisciti decisero di inviare una missione diplomatica, per convincere il re di quel paese a restituire loro i fuggiaschi. I maggiorenti della Mecca avevano infatti intuito la pericolosità della presenza dei Musulmani in un paese con il quale essi mantenevano proficue relazioni commerciali. Gli Abissini erano cristiani e non amavano il paganesimo ed era certo che la religione proclamata dal profeta Mohammed (SDPB) aveva molte affinità con quella praticata dal Negus e dal suo popolo. Si trattava di soffocare sul nascere una qualsiasi possibilità di incontro tra i due culti e relegare i credenti all’interno dell’autocratica società meccana per poterli eliminare con facilità. Amr ibn al-’As, un uomo noto per la sua scaltrezza e spregiudicatezza fu incaricato di condurre la trattativa. Egli giunse alla corte abissina carico di regali ed ebbe contatti con tutti i principali notabili e con i generali del Negus, affinché usassero la loro influenza a suo favore. Quando fu ricevuto dal re gli descrisse i Musulmani come reprobi e ingrati, gente che aveva tradito le loro famiglie e bestemmiato il culto dei padri e chiese che fossero estradati. Nonostante le pressioni dei cortigiani che appoggiavano la richiesta di Amr, il Negus decise di ascoltare quello che avevano da dire i Musulmani; li fece venire al suo cospetto e li interrogò a proposito della loro religione. Jafar parlò a nome di tutti gli altri: "O re, noi vivevamo nell’ignoranza, adoravamo gli idoli, mangiavamo le carogne, ci abbandonavamo alla fornicazione e opprimevamo i deboli. Allah ha suscitato tra noi un Messaggero. Un uomo che ben conoscevamo e che stimavamo per la sua sincerità, rettitudine e castità. Ci ha insegnato a non adorare altri che Allah nella Sua unicità, a pregare, a dare elemosine a digiunare e ad astenerci dall’iniquità e dal crimine. A causa di ciò siamo stati perseguitati dai nostri concittadini ed è per questo che siamo venuti nel tuo paese nel quale siamo stati accolti e rispettati.

Negus chiese che gli riferissero un passo della Scrittura che era stata loro rivelata. Jafar recitò un brano della sura di Maria ver. 16-21: "Ricorda Maria nel Libro, quando si allontanò dalla sua famiglia, in un luogo ad oriente. Tese una cortina tra sé e gli altri. Le inviammo il Nostro Spirito, che assunse le sembianze di un uomo perfetto. Disse [Maria]:" Mi rifugio contro di te presso il Compassionevole, se sei[di Lui] timorato!. Rispose: "Non sono altro che un messaggero del tuo Signore, per darti un figlio puro. Disse:" Come potrei avere un figlio, ché mai un uomo mi ha toccata e non sono certo una libertina? Rispose:"E’ così. Il tuo Signore ha detto: "Ciò è facile per Me Faremo di lui un segno per le genti e una misericordia da parte Nostra. E’ cosa stabilita".

La recitazione suscitò una gran de impressione nel re e in tutta la corte. Quando poi i versetti furono tradotti, molti scoppiarono in lacrime e il Negus disse: " Questa luce proviene dalla stessa fonte da cui proviene il messaggio di Gesù (SDP). Poi si rivolse agli inviati dei Coreisciti: " Andate, poiché non ve li consegnerò mai. Amr tentò ancora di rovesciare la situazione a suo favore. Ritornò dal re e gli disse che i Musulmani insultavano Gesù figlio di Maria definendolo "un servo". Quando furono di nuovo di fronte al sovrano che chiese loro spiegazioni in proposito, Jafar rispose con grande coraggio e fermezza: "Diciamo di Gesù quello che ci ha insegnato il nostro Profeta, e cioè che egli è un servo di Allah, Suo Messaggero, uno Spirito da Lui proveniente, Parola da Lui data a Maria vergine benedetta. Turbato e profondamente convinto da quanto aveva sentito, il Negus prese un pezzetto di legno e disse: "Gesù figlio di Maria non oltrepassa quello che avete detto nemmeno della lunghezza di questo bastoncino. Poi confermò loro la sua benevolenza e congedò freddamente Amr.


(fonte www.huda.it - Hamza Piccardo)






Sabato 15/10/2011

La conversione di Omar ibn al Khattab

Omar figlio di Khattab, colui che sarebbe diventato uno dei più ardenti Musulmani, amico e suocero dell’Inviato di Allah (Su di lui la pace e la benedizione) e infine secondo califfo con il prestigioso appellativo di Amir al Muminin (principe dei credenti), era un giovane di 25-26 anni forte e coraggioso ed era uno dei più validi sostenitori di suo zio Abu Jahl nella persecuzione contro i credenti. A suo modo di vedere, il profeta Mohammed (Su di lui la pace e la benedizione) stava seminando divisione e discordia tra i Coreisciti e un giorno prese la decisione di affrontarlo e ucciderlo, senza curarsi delle conseguenze che il suo gesto gli avrebbe procurato. Cinse la sua spada e si diresse verso la casa dell’Inviato di Allah. Nu’aym, uno del suo clan che in segreto era diventato musulmano, lo vide e leggendo sul suo volto una spietata determinazione gli chiese dove stesse andando. La risposta di Omar gettò il credente nella più totale costernazione. Non sapendo come trattenerlo, decise di tentare un diversivo che gli avrebbe consentito di guadagnare tempo ed organizzare la difesa del Profeta (Su di lui la pace e la benedizione). "Prima di far questo- gli disse- occupati della gente di casa tua! e gli rivelò che sua sorella Fatimah e il marito Sàid Bin Zaid (Che Allah sia soddisfatto di loro) erano musulmani. Omar accusò il colpo e si diresse immediatamente verso la casa dei suoi congiunti. Giunto nelle vicinanze sentì una voce salmodiante che proveniva dall’interno. Era quella di Khabbab ibn al-Aratt (Che Allah sia soddisfatto di lui) che stava recitando una parte del Corano, la sura Ta-Ha che era stata appena rivelata:

<<Ta-Ha . Non abbiamo fatto scendere il Corano su di te per renderti infelice, ma come Monito per chi ha timore [di Allah], sceso da parte di Colui che ha creato la terra e gli alti cieli. Il Compassionevole Si è innalzato sul Trono. Appartiene a Lui quello che è nei cieli e quello che sta sulla terra, quello che vi è frammezzo e nel sottosuolo. [E’ inutile che] parli ad alta voce, ché in verità Egli conosce il segreto, anche il più nascosto. Allah, non c’è dio all’infuori di Lui! A Lui appartengono i nomi più belli>>. (Corano XX,1-8)

Sentendolo arrivare Khabbab si nascose. Omar irruppe nella casa, accusò la sorella e suo marito di essere diventati seguaci del Profeta Mohammad (Su di lui la pace e la benedizione) e al loro diniego aggredì il cognato percuotendolo duramente e ferendo la sorella che cercava di difenderlo. Infine la donna gli disse in tono di sfida: "Siamo diventati musulmani, puoi fare quello che vuoi. Omar la guardò, vide il sangue colare dalla sua testa e si dispiacque della sua condotta. Chiese di leggere quello che stavano recitando. La sorella gli impose la purificazione completa ed egli vi si sottopose; poi, cominciato a leggere il foglio su cui era scritta la prima parte della Sura esclamò: "Quanta bellezza e nobiltà in queste parole!. Khabbab, che si era nascosto al suo arrivo, uscì dal suo nascondiglio e disse: "Omar, spero che Allah ti abbia prescelto per la preghiera che ha fatto ieri l’Inviato di Allah. Ha detto: "Signor mio, fa’ di Abu ’l Hakam (Abu Jahl) o di Omar ibn al- Khatt-b un sostenitore dell’Islam”. Allah (gloria a Lui l’Altissimo) aveva deciso di conquistare il cuore di Omar: con la stessa determinazione che aveva mosso la sua volontà omicida, egli si recò presso l’Inviato di Allah (Su di lui la pace e la benedizione) e dichiarò il suo Islàm. Egli non era uomo da tenere nascosto quello in cui credeva, e decise di renderlo pubblico proclamandolo direttamente nelle orecchie del suo peggiore nemico. L’indomani mattina bussò alla porta di Abu Jahl e quando il Makhzum venne fuori per accoglierlo gli disse:

"Sono venuto per dirti che credo in Allah e in Mohammad Suo Messaggero”. Quindi se ne andò lasciandolo sbalordito e furente. Le conversioni di Hamza e di Omar (Che Allah sia soddisfatto di loro) rafforzarono notevolmente la comunità dei Musulmani.


(fonte www.huda.it - Hamza Piccardo)






Venerdì 22/10/2011

Il bando dei Bani Hashim
Storia del Profeta Mohammed (SDPB) Pt 12

L’aumento delle conversioni, il fallimento della missione in Abissinia e la conversione di Omar avevano scosso la sicurezza dei pagani. Guidati da Hamza e dallo stesso Omar (Che Allah sia soddisfatto di loro) i credenti avevano preso coraggio e si recavano spesso a pregare in gruppo di fronte alla Ka’ba. Nessuno osava cercare di fermarli nel timore di scatenare una dura reazione che avrebbe coinvolto nello scontro buona parte dei clan.

Ancora una volta fu Abu Jahl ad architettare un’infamia. Propose di mettere al bando tutti i Bani Hashim, i componenti del clan del Profeta Mohammed (SDPB) che, credenti o meno, gli testimoniavano solidarietà e gli garantivano protezione. Tutti i clan si impegnarono, in un documento che fu poi affisso all’interno della Ka’ba, a non commerciare con loro, a non sposare le loro donne e non dare le figlie in sposa ai loro uomini. Il bando fu sottoscritto da quaranta capi dei clan. Gli unici a non farlo furono quelli del clan di Muttalib, che pertanto furono accomunati ai cugini Hashimiti.

Il bando durò due anni, nel corso dei quali la famiglia del Profeta (SDPB) fu sottoposta ad una prova durissima. La fame era la loro compagna quotidiana e riuscirono a sopravvivere solo grazie alla solidarietà degli altri Musulmani, tra i quali in particolare modo Abu Bakr (Che Allah sia soddisfatto di lui) che dette fondo alle sue ricchezze.

Anche qualche pagano, legato ai Bani Hashim o alle loro mogli da vincoli di parentela, riusciva col favore delle tenebre ad inviare loro qualche provvista. Uno di questi ultimi, Hisham ibn Amr, riuscì infine a mettere insieme un gruppo che chiese la revoca del bando. Molti alla Mecca erano convinti che fosse tempo di farla finita con quell’iniquità e, quando qualcuno entrò nella Ka’ba portando fuori quel che rimaneva del documento in questione, ci si accorse che i tarli avevano rosicchiato tutta la pergamena lasciandone solo un frammento sul quale stava scritto:

"Nel Tuo nome, o Dio ". Tutti lo interpretarono come un segno e il bando fu ufficialmente revocato. La notizia si diffuse in tutta la penisola arabica e alcuni viaggiatori la portarono alle orecchie dei Musulmani emigrati in Abissinia, una parte dei quali, tra cui Uthman e sua moglie (Che Allah sia soddisfatto di entrambi), decisero di rientrare alla Mecca. Approfittando del clima di generale riconciliazione i politeisti proposero al Profeta (SDPB) un compromesso: tutti quanti avrebbero praticato sia l’Islàm che la religione tradizionale. In quell’occasione Allah (Gloria a Lui l’Altissimo) rivelò la sura dei Miscredenti.

"Di’:"O miscredenti! Io non adoro quel che voi adorate e voi non siete adoratori di quel che io adoro. Io non sono adoratore di quel che voi avete adorato e voi non siete adoratori di quel che io adoro: a voi la vostra religione, a me la mia". (Corano CIX)



(fonte www.huda.it - Hamza Piccardo)




Sabato 29/10/2011

Il viaggio miracoloso
Storia del Profeta Mohammed (SDPB) Pt 13

Correva quello che sarebbe stato indicato come l’Anno della tristezza (619/620 d.C.). In soli tre giorni l’Inviato di Allah (SDPB) aveva perso i due capisaldi della sua realtà affettiva e sociale: l’amatissima moglie Khadija (che Allah sia soddisfatto di lei) e lo zio Abu Talib, capo del suo clan e suo protettore. Abu Lahab, suo zio paterno ma al contempo suo implacabile oppositore, era diventato il decano dei Bani Hashim ed aveva fatto sì che il profeta Mohammed (SDPB) fosse isolato dal resto del clan. In quei tempi, senza protezione tribale, l’esistenza poteva essere molto difficile per chi si fosse messo in contrasto con la maggior parte dei notabili della città. Stretto in questa situazione l’Inviato di Allah (SDPB) tentò una missione a Ta’if, una città ad un centinaio di chilometri dalla Mecca, sede del culto della dea al-Lat. Il risultato fu disastroso: respinto e ingiuriato, il profeta Mohammed (SDPB) corse gravi rischi per la sua incolumità e nel pieno dello sconforto pregò così il suo Signore:

"Mi rifugio in Te, Signore, [afflitto] dalla mia debolezza e dalla mia impotenza. Tu sei il Dio dei deboli, Tu sei il mio Signore e il mio Dio. Mi abbandonerai a stranieri nemici? Se non ho suscitato il Tuo corruccio, non temo alcunché. Mi rifugio nella Luce del Tuo Volto che ha illuminato. Non c’è forza e non c’è potenza se non in Te".

Dopo che ebbe pronunciato questa invocazione scese in lui una ritrovata serenità, rinacque la speranza e, ottenuta una protezione tribale, rientrò alla Mecca scortato da un capo clan che non gli era ostile tale Muthim Ibn Adì. Poco tempo dopo Allah (Gloria a Lui l’Altissimo) gli diede un meraviglioso segno della Sua Benevolenza. La tradizione, ricchissima a questo proposito, ci riferisce che una notte, mentre il profeta Mohammed (SDPB) stava dormendo vicino alla Ka’ba, fu svegliato da Gabriele (Pace su di lui) e condotto a Gerusalemme. Colà, nel recinto di quello che era stato il Tempio di Salomone, pregò Allah insieme ad Abramo, Mosè e Gesù e tutti gli altri profeti (Pace su tutti loro) e poi ascese fino al Sidr-tu al - Muntah- (il Loto del Limite) che si trova alla destra del Trono di Allah.

Il profeta Mohammed (SDPB) ebbe un colloquio con l’Altissimo, Che lo salutò con una frase che è entrata a far parte integrante dell’orazione "Siano su di te la pace, o Profeta, e la misericordia di Allah e le Sue benedizioni e sia pace su tutti i Suoi servi devoti". Il profeta Mohammed (SDPB) rispose allora con la professione di fede. Poi gli furono date conoscenza e dottrina, precetti morali e raccomandazioni per la sua missione. Inoltre, gli fu rivelato il versetto 285 della sura della Giovenca che contiene la sintesi dottrinale dell’ Islam.

"Il Messaggero crede in quello che è stato fatto scendere su di lui da parte del suo Signore, come del resto i credenti: tutti credono in Allah, nei Suoi Angeli, nei Suoi Libri e nei Suoi Messaggeri. "Non facciamo differenza alcuna tra i Suoi Messaggeri. E dicono: "Abbiamo ascoltato e obbediamo. Perdono, Signore! E’ a Te che tutto ritorna". (Corano II,285).

Tra le norme ricevute c’era l’obbligo di compiere cinquanta orazioni ogni giorno. Su suggerimento di Mosè, il profeta Mohammed (SDPB) chiese all’Altissimo di alleggerire il precetto finché, Allah lo ridusse alle cinque orazioni quotidiane.

Quando ritornò alla Mecca, il racconto di questo viaggio miracoloso suscitò l’ilarità e lo scherno dei miscredenti e molti Musulmani di debole fede dubitarono di lui. In questo frangente il suo amico e futuro califfo Abu Bakr (Che Allah sia soddisfatto di lui) dimostrò il livello della sua fede e la sincerità del suo affetto non dubitando nemmeno un istante della veridicità del racconto.


Le relazioni tra gli abitanti della Mecca e quelli della più settentrionale oasi di Yathrib erano piuttosto intense.



(fonte www.huda.it - Hamza Piccardo)




Sabato 12/11/2011

GLI AWS E I KHAZRAJ

Storia del profeta Mohammed (SDPB) Pt. 14

Le relazioni tra gli abitanti della Mecca e quelli della più settentrionale oasi di Yathrib erano piuttosto intense. In particolare, la famiglia del Profeta (SDPB) era legata da diversi vincoli di parentela con le più importanti famiglie di Yathrib. Sua bisnonna Salma, madre di Abd al-Muttalib, e sua madre Amina erano originarie dell’oasi. Contando su questo elemento, di grande importanza nella società tribale del tempo, l’Inviato di Allah (SDPB), stabilì un contatto con i due più importanti clan di Yathrib: gli Aws e i Khazraj. Essi erano spesso in lotta tra loro e la presenza di tre forti clan ebraici, Bani Nadir, Bani Qurayza e Bani Qaynuqa non favoriva la pacificazione. In caso di conflitto tra i Khazraj e gli Aws, i rispettivi alleati Ebrei entravano in campo e combattevano contro i loro fratelli di religione. Il loro comportamento si innestava su quello litigioso dei vicini arabi e manteneva l’oasi in un clima di costante instabilità. Da questa situazione gli Ebrei lucravano benefici politici e materiali: abili artigiani, fabbricavano armi che vendevano ai con tendenti e, al contempo, finanziavano a caro prezzo il loro sforzo bellico. Fu nella valle di Mina, in un luogo chiamato Aqabah che nell’anno 620, durante il periodo del pellegrinaggio, si svolse un incontro le cui conseguenze avrebbero impresso una svolta cruciale agli avvenimenti.
"Ritorneremo dai nostri” -promisero- “e li inviteremo ad accettare la tua religione così come noi ’abbiamo accettata. Essi sono divisi dall’inimicizia e dal male e se Allah li riunificherà intorno a te, nessun uomo potrà avere maggior potere di te”.
L’anno successivo cinque di loro rifecero il pellegrinaggio insieme a sette loro concittadini tra cui due membri degli Aws, il clan loro rivale. Si incontrarono nello stesso luogo e fu stipulato un patto in base al quale essi si impegnarono a sottomettersi al Profeta di Allah (SDPB), a non associare nulla ad Allah, a non rubare, a non fornicare, a non ammazzare i loro figli, a non proferire calunnie e a non disobbedirlo in ciò che era giusto.
Dal canto suo il Profeta (SDPB) disse loro: "Se adempite a questo impegno, allora il Paradiso sarà vostro; se commettete uno di questi peccati e ne ricevete la punizione su questa terra, questo vi servirà da espiazione. Se invece lo terrete nascosto fino al giorno della Resurrezione, allora sarà Allah a punire o perdonare, come vorrà. Nell’anno ancora successivo furono settantatré gli abitanti di Yathrib che nell’occasione del pellegrinaggio, si recarono ad incontrare l’Inviato di Allah (SDPB).
Fu definito tra loro un nuovo patto detto "Seconda Aqabah", in base al quale dodici capi dei clan degli Aws e dei Khazraj si impegnavano a difendere il Profeta (SDPB) con la stessa determinazione con la quale avrebbero difeso le loro donne.
La prima conseguenza pratica di questo accordo fu l’inizio dell’emigrazione dei Musulmani di Mecca verso Yathrib, quella che ormai stava diventando la Medina (città) del Profeta.

(fonte www.huda.it - Hamza Piccardo)








Sabato 19/11/2011

L' EGIRA
Storia del Profeta Mohammed (SDPB) Pt. 15

Nel Settembre dell' anno 622 d.c. a piccoli gruppi i credenti cominciarono ad emigrare verso Yathrib. Il viaggio era lungo e pericoloso, ma con l’aiuto di Allah tutto si svolgeva senza incidenti di rilievo. Partirono Hamza e Zaid, Uthman e Omar (Che Allah sia soddisfatto di loro) con le loro mogli e i figli; in poco tempo la maggior parte dei compagni del Profeta (SDPB) emigrò. Anche Abu Bakr (Che Allah sia soddisfatto di lui) chiese il permesso di partire, ma il profeta Mohammed (SDPB) lo invitò ad aspettare. Intanto i politeisti guardavano con sempre maggior apprensione a quanto stava accadendo. A Yathrib stava affluendo la maggior parte dei loro nemici e con il concorso dei loro nuovi alleati avrebbero potuto costituire una grave minaccia per la città. "Quella gente, (pensavano i politeisti), non tiene in nessun conto i legami tribali quando essi entrano in conflitto con la loro religione. Bisogna rompere gli indugi e adottare una soluzione definitiva". Anche questa volta fu la mente malefica e feconda di Abu Jahl a concepire il piano criminale. Avrebbero ucciso il profeta Mohammed (SDPB) e lo avrebbero fatto in modo tale da evitare la vendetta tribale sull’omicida. Una banda di sicari, uno per ognuno dei clan, sarebbe penetrata nella sua casa e lo avrebbe ucciso. I Bani Hashim non avrebbero potuto far la guerra a tutta la città e in tal modo i congiurati avrebbero ottenuto l’impunità. In quelle stesse ore il profeta Mohammed (SDPB) ricevette la visita dell' angelo Gabriele (Su di lui la pace), che gli portò l’ordine di lasciare la città. Subito si recò da Abu Bakr (Che Allah sia soddisfatto di lui) e lo informò di quello che l’Angelo gli aveva detto. Quando il profeta Mohammed (SDPB) gli confermò che sarebbero partiti insieme, Abu Bakr (Che Allah sia soddisfatto di lui) pianse di gioia. Sapendo che i suoi movimenti erano spiati da quelli che si stavano preparando ad ucciderlo il Profeta (SDPB) ideò uno stratagemma. Diede ad Ali (Che Allah sia soddisfatto di lui) il suo mantello e gli disse: "Avvolgiti in questo o mantello e dormi sul mio letto. Non ti faranno alcun male. Poi iniziò la recitazione della sura Ya-Sin e quando giunse al versetto che dice: "poi li avvilupperemo affinché non vedano niente" (Corano XXXVI,9), uscì di casa senza che nessuno lo potesse vedere. Quando i congiurati si accorsero della sua sparizione il profeta Mohammed (SDPB) era già lontano. Aveva raggiunto Abu Bakr (Che Allah sia soddisfatto di lui) ed erano partiti verso sud per ingannare gli inseguitori. Si rifugiarono in una grotta sulle pendici del monte Thawr, sulla strada per lo Yemen. I loro nemici avevano promesso cento cammelli a chi li avesse riportati indietro e molti armati stavano percorrendo tutte le possibili piste che si dirigevano verso l’oasi. Nel piano del Profeta (SDPB) la permanenza nella grotta aveva lo scopo di far calmare le acque perché poi potessero dirigersi con maggior sicurezza verso la meta. Al terzo giorno un gruppo di uomini giunse ai piedi del monte e cominciò ad inerpicarsi sulle sue pendici. Giunti davanti all’apertura della grotta rimasero a discutere tra loro, poi si convinsero che all’interno non poteva esserci nessuno e se ne andarono. Appena si furono allontanati, il Profeta (SDPB) e Abu Bakr (Che Allah sia soddisfatto di lui) si avvicinarono all’imboccatura e videro con emozione i segni del favore del loro Signore: una acacia era cresciuta coprendo con le sue foglie l’entrata della grotta, un ragno aveva tessuto una spessa ragnatela tra l’albero e la roccia e, nel punto dove un uomo avrebbe dovuto posare il piede per poter entrare nella cavità naturale, una colomba aveva fatto il suo nido e stava covando. Poco prima, quando i nemici stavano avvicinandosi, il Profeta (SDPB) aveva tranquillizzato il suo compagno dicendogli: "Cosa pensi di due persone quando Allah è il terzo di loro?. Giunsero infine a Yathrib, accolti in un tripudio generale. Il Profeta (SDPB) declinò con gentilezza tutti gli inviti a fermarsi che la gente gli rivolgeva speranzosa di potersi concedere un onore di quel genere e lasciò che la sua cammella vagasse per l’oasi senza guida apparente. Quando qualcuno cercava di fermarla afferrando le sue briglie, diceva amabilmente: "Lasciatela andare, è guidata. Si fermò infine in un cortile di proprietà di due orfani. Il profeta Mohammed (SDPB) chiese loro se volevano vendergli quel terreno. "Te lo regaliamo, o Inviato di Allah” risposero gli orfani. Il Profeta (SDPB) insistette per comprarlo e infine la transazione fu conclusa.

In quel cortile sarebbe sorta la sua casa, la sua moschea e vi sarebbe stato sepolto alla sua morte.

(fonte www.huda.it - Hamza Piccardo)









Sabato 26/11/2011

MEDINA (Pt1)
Storia del Profeta Mohammed (SDPB) Pt. 16

Nell’oasi cominciò una nuova vita. Uniti nella nuova religione, gli abitanti di Yathrib trovarono finalmente armonia e concordia. Per gettare le basi di una nuova comunità che non si basava più sui vincoli di sangue ma sull’identica fede nell’Altissimo (Gloria a Lui) e rafforzare quella stessa fede, il Profeta Mohammed (SDPB) decise di istituire uno speciale legame fraterno tra i credenti originari dell’oasi, denominati Ansar (ausiliari), e quelli provenienti dalla Mecca, Muhajirun (emigrati). Ad ogni emigrato assegnò un particolare ausiliario e viceversa, così che tutti i credenti fossero uniti tra loro. La condizione degli emigrati era difficile, lasciando la Mecca avevano perso tutti i loro beni e la nuova solidarietà alleviò in parte questa miseria. Qualcuno di loro riuscì a mettere a profitto le capacità per le quali già eccelleva; un esempio per tutti quello di Abdurrahman Ibn Auf. Era stato uno degli uomini più ricchi della Mecca ma quando arrivò a Medina non disponeva più di nulla. L’ausiliario che il Profeta (SDPB) gli aveva assegnato, al colmo dello slancio fraterno gli disse: "Possiedo due case, prendine una; possiedo due giardini, uno è il tuo; ho anche due mogli, se vuoi divorzio da una di loro e tu potrai sposarla. Abdurahman lo ringraziò e gli disse: "Indicami solo dov’è il mercato. Vi si recò, comprò qualche merce a credito e la vendette guadagnando; pagò il debito e ne comprò dell’altra. Nel giro di pochi mesi era di nuovo uno degli uomini più facoltosi della comunità; quando morì, dovettero usare la pala per spostare l’oro che aveva accumulato. Il sentimento di fratellanza non era tuttavia unanimemente condiviso. Due categorie di persone che vivevano nell’oasi avevano mal sopportato l’arrivo del Profeta (SDPB) e il nuovo clima venutosi a creare: i miscredenti e gli ipocriti. Il primo gruppo era costituito soprattutto dagli appartenenti ai clan ebraici di Yathrib. Nella loro grande maggioranza non avevano accettato che ci potesse essere un nuovo profeta non ebreo e, pur riconoscendo il messaggio, non erano disposti a riconoscere il Messaggero. Di loro parlava il Corano nella Sura della Giovenca, che fu rivelata proprio nel primo periodo medinese:

"Tra la gente del Libro, ci sono molti che, per invidia, vorrebbero farvi tornare miscredenti dopo che avete creduto e dopo che anche a loro la verità è apparsa chiaramente!". (Corano II,109)

Una testimonianza in proposito venne negli anni successivi da Safiyyah figlia di Huyay, che divenne una delle spose dell’Inviato di Allah. La giovane, figlia di uno dei più importanti capi degli Ebrei di Khaybar, raccontò che da bambina era rimasta colpita da quanto aveva sentito dire da suo padre e suo zio a proposito di Mohammed (SDPB). I due uomini, poco tempo dopo l’arrivo del Profeta a Yathrib, erano andati a vederlo e a sentirlo parlare. Tornarono scuri in volto e preoccupati. "Allora è proprio lui - disse uno - è il Profeta di cui parlano le nostre Scritture? " Se - rispose il fratello. "Lo dobbiamo riconoscere? chiese il primo. "Mai! - concluse l’altro- Anzi, lo combatteremo con tutte le nostre forze”. Un altro fatto che doveva aver indispettito non poco gli Ebrei era stato il cambiamento dell’orientazione rituale nell’assolvimento della preghiera. Fino ad allora i Musulmani avevano sempre pregato rivolgendosi verso Gerusalemme, ma il profeta Mohammed (SDPB) sentiva che erano maturi i tempi di dare un segno certo del ritorno alla purezza iniziale del culto abramico. Quale miglior segno se non quello di rivolgersi verso il Tempio che lo stesso Abramo e suo figlio Ismaele avevano costruito? La rivelazione giunse puntuale:

"Ti abbiamo visto volgere il viso al cielo. Ebbene, ti daremo un orientamento che ti piacerà. Volgiti dunque verso la Sacra Moschea. Ovunque siate, rivolgete il volto nella sua direzione. Certo, coloro a cui è stato dato il Libro, sanno che questa è la verità che viene dal loro Signore. Allah non è incurante di quello che fate" (Corano III,144).

Con questo versetto Allah (Gloria a Lui l’Altissimo) confermava di aver voluto rispondere all’aspettativa del Suo Inviato (SDPB). Il fatto era avvenuto in maniera netta e clamorosa. L’Inviato di Allah (SDPB) stava guidando l’orazione del mezzogiorno nella casa di Bishr ibn Bar, quando a metà dell’orazione ricevette il versetto contenente l’ordine di rivolgersi verso la Ka’ba. Così, abbandonando l’orientamento verso Gerusalemme, si volse in direzione della Mecca. Questo fatto provocò un minimo di scompiglio e la gente dovette riallinearsi.


(fonte www.huda.it - Hamza Piccardo)








Sabato 03/12/2011

MEDINA (Pt2)
Storia del Profeta Mohammed (SDPB) Pt 17

In questo nuovo contesto qualcuno provò a rinfocolare i vecchi odi tra Aws e Khazraj, utilizzando la poesia per ricordare loro le trascorse ostilità. Essa era la sola arte in cui eccellevano gli Arabi al tempo della predicazione dell’Inviato di Allah (SDPB). In una società che sopportava la durezza della vita nel deserto grazie all’altissima considerazione che aveva di se stessa, delle sue virtù guerriere, del suo senso dell’onore e dell’estrema suscettibilità tribale, i poeti erano considerati dei veri e propri divi. Si riteneva che fossero dei posseduti, che la loro vena avesse origine magica e i clan se ne contendevano i favori coprendoli di onori e regali. Essi erano la memoria storica della tribù e, cantando gli antichi fasti dei suoi guerrieri, eccitavano gli uomini al combattimento e alla bravura. Nei loro versi le considerazioni etiche erano utilitaristiche; per gli Arabi politeisti il bene si identificava immancabilmente con gli interessi della tribù e un vecchio torto riesumato era sempre valido motivo per giustificare violenze e razzie contro odiati vicini. Si può ben comprendere come i poeti fossero i cantori di quella anarchica conflittualità che dilaniava la società araba. L’ Islàm, con la sua missione pacificatrice e unificatrice, si poneva in aperta antitesi agli interessi di questi personaggi; essi se ne resero conto ben presto e impegnarono la loro arte al servizio dei nemici di Allah e del Suo Inviato (SDPB). Per la prima volta la poesia usciva dai suoi limiti di particolarismo tribale e assumeva un ruolo di difesa di quello stesso tribalismo che la predicazione del profeta Mohammed (SDPB) minava alle sue fondamenta, sostituendogli il concetto di Umma (Comunità dei credenti). Il Profeta (SDPB) stesso fu preso di mira e crudelmente attaccato dai poeti e poi difeso ed elogiato da quelli di loro che avevano riconosciuto la sua missione. In quell’occasione particolare un notabile degli Ebrei Bani Qaynuqa incaricò un giovane di andarsi a sedere tra gli Ausiliari e cominciare a declamare versi che celebravano l’eroismo e i ricordavano i lutti dei loro passati scontri. Non ci volle molto perché la gente si eccitasse e cominciasse ad insultarsi; dalle parole stavano per passare alle armi, quando il Profeta (SDPB), informato di quanto stava accadendo, si interpose tra le due schiere ricordando loro il patto di concordia che avevano stipulato in nome della comune fede nell’Unico. Allora tutti si abbracciarono e tornarono pentiti alle loro case. Per quanto riguarda gli ipocriti, essi erano quelli il cui comportamento il Corano stigmatizza con la più grande precisione:


"Tra gli uomini vi è chi dice: "Crediamo in Allah e nel Giorno Ultimo! e invece non sono credenti. Cercano di ingannare Allah e coloro che credono, ma non ingannano che loro stessi e non se ne accorgono. Nei loro cuori c’è una malattia e Allah ha aggravato questa malattia. Avranno un castigo doloroso per la loro menzogna. E quando si dice loro: "Non spargete la corruzione sulla terra, dicono: "Anzi, noi siamo dei conciliatori! Non sono forse questi i corruttori? Ma non se ne avvedono. E quando si dice loro: "Credete come hanno creduto gli altri uomini, rispondono: "Dovremmo credere come hanno creduto gli stolti? Non sono forse loro gli stolti? Ma non lo sanno. Quando incontrano i credenti, dicono: "Crediamo; ma quando sono soli con i loro demoni, dicono: "Invero siamo dei vostri; non facciamo che burlarci di loro. Allah si burla di loro, lascia che sprofondino nella ribellione, accecati. Sono quelli che hanno scambiato la retta Guida con la perdizione. Il loro è un commercio senza utile e non sono ben guidati". (Corano II,8-16).


Alla testa di questo gruppo c’era un Khazraj, Abd Allah ibn Ubayy ibn Sallul. Quando il Profeta (SDPB) arrivò a Yathrib, questi stava per essere nominato re dell’oasi e un orafo era stato incaricato di fabbricargli una vera corona. Si convertì formalmente e assolveva pubblicamente ai riti, tuttavia non cessò mai di tramare contro l’ Islàm e contro i musulmani e solo la protezione di Allah riuscì a rendere vane le sue manovre.

(fonte www.huda.it - Hamza Piccardo)









Venerdì 10/12/2011

La battaglia di Badr
Storia del Profeta Mohammed (SDPB) pt. 18

Le notizie che provenivano dalla Mecca non erano certo di quelle che potevano rasserenare gli animi degli Emigrati. Tutti i beni che essi avevano lasciato nella città erano stati confiscati: case , negozi, merci. Fino a quel momento il Profeta Mohammed (SDPB) aveva sempre predicato la pazienza e la sopportazione ed egli stesso aveva dato l’esempio più fulgido di questo atteggiamento. Non aveva mai reagito alle provocazioni, neppure a quelle più feroci o disgustose, obbedendo a quanto gli veniva ordinato da Allah (Gloria a Lui l’Altissimo), Che lo guidava nella sua missione con la progressiva rivelazione del Corano. Scesero infine i versetti che autorizzavano la reazione dei credenti:

"A coloro che sono stati aggrediti è data l’autorizzazione [di difendersi], perché certamente sono stati oppressi e, in verità, Allah ha la potenza di soccorrerli; a coloro che senza colpa sono stati scacciati dalle loro case solo perché dicevano: "Allah è il nostro Signore. Se Allah non respingesse gli uni per mezzo degli altri, sarebbero ora distrutti monasteri e chiese, sinagoghe e moschee nei quali il Nome di Allah è spesso menzionato. Allah verrà in aiuto di coloro che sostengono [la Sua religione]. In verità Allah è forte e possente". (Corano XXII,39-40)

Dopo qualche scaramuccia che servì più che altro a saggiare la reazione nemica, il primo episodio di rilievo avvenne a sud della Mecca, sulla pista che conduceva allo Yemen. I Coreisciti non si aspettavano certo attacchi a sud della Mecca e il Profeta (SDPB) vi aveva inviato un gruppo di esploratori per verificare la possibilità di operazioni in quel settore. Il gruppo, nove uomini al comando di Abd Allah ibn Jahsh, si imbatté in una piccola carovana di mercanti meccani e decise di attaccarla nonostante ci si trovasse in uno dei mesi che tradizionalmente erano considerati sacri e nei quali erano interdette guerre e razzie . Il Corano avrebbe poi giustificato il loro comportamento con la rivelazione di questo versetto:

"Ti chiedono del combattimento nel mese sacro. Di’: "Combattere in questo tempo è un grande peccato, ma più grave è frapporre ostacoli sul sentiero di Allah e distogliere da Lui e dalla Santa Moschea. Ma, di fronte ad Allah, peggio ancora scacciarne gli abitanti. L’oppressione è peggiore dell’omicidio. Ebbene, essi non smetteranno di combattervi fino a farvi allontanare dalla vostra religione, se lo potessero." (II,217)

L’attacco ebbe successo e il drappello tornò a Medina carico di preda e portando con sé due prigionieri. Ma il vero e proprio inizio delle ostilità generalizzate tra fede e miscredenza si ebbe con la battaglia di Badr. L’Inviato di Allah (SDPB) aveva deciso di attaccare una carovana Coreiscita che tornava dalla Siria carica di merci pregiate, ma l’agguato fallì e i Musulmani si trovarono a dover scegliere tra l’inseguimento della spedizione commerciale e lo scontro con un vero esercito di circa mille uomini che era partito dalla Mecca in suo soccorso. Questo cambiamento di programma costituiva un rischio militare e politico importante. Attaccare una carovana difesa da poche decine di armati poteva essere un’azione senza gravi conseguenze di ordine generale; scontrarsi con un grosso contingente di meccani, nel quale erano rappresentati tutti i più importanti clan della città ed era guidato dai notabili più in vista, diventava necessariamente un fatto di grande risonanza politica, il cui esito poteva condizionare il futuro della Comunità islamica e la stessa sicurezza di Medina. Ottenuto l’appoggio dei Muhajirun (gli Emigrati) e degli Ansar (gli Ausiliari medinesi), l’Inviato di Allah accettò il combattimento in campo aperto. I numeri che la tradizione ha tramandato ci informano che i Musulmani erano 314, montati (a turno) su 70 cammelli e tre cavalli; mentre i pagani erano forti di circa mille uomini e avevano un centinaio di cavalli.

Secondo il costume arabo la battaglia fu preceduta dallo scontro di tre Coreisciti pagani con tre Musulmani. I campioni della fede furono tre membri della Famiglia del Profeta (SDPB): Hamza, Ali ibn Abi Talib e Ubayda ( che Allah sia soddisfatto di tutti loro). La vittoria arrise ai credenti e fu la stessa cosa per il combattimento che iniziò subito dopo. Nonostante lo svantaggio numerico i Musulmani combatterono con ardore sovrumano e Allah (gloria a Lui l’Altissimo) intervenne nello scontro con angeliche truppe guerriere.

Dice il Corano:

"Allah già vi soccorse a Badr, mentre eravate deboli. Temete Allah! Forse sarete riconoscenti! Quando dicevi ai credenti: "Non vi basta che il vostro Signore faccia scendere in vostro aiuto tremila angeli? Anzi, se sarete pazienti e pii, quando i nemici verranno contro di voi, il vostro Signore vi manderà l’ausilio di cinquemila angeli guerrieri"(Corano III,123-125).

Ci furono episodi di splendido eroismo e di totale abnegazione che costituiscono per tutti i tempi esempio di coraggio e di comportamento nella guerra per la causa di Allah. Trovarono il martirio quindici Musulmani tra cui Umayr, un giovane quindicenne, parente del Profeta. Ben più pesante fu il bilancio delle perdite in campo pagano: cinquanta uomini rimasero uccisi e altrettanti furono presi prigionieri. Dopo anni di persecuzioni e oltraggi, Allah (gloria a Lui l’Altissimo) aveva onorato la Sua Comunità anche sul campo di battaglia: era il 17° giorno del mese di Ramadan del secondo anno dall’Egira.

(fonte www.huda.it - Hamza Piccardo)








Sabato 17/12/2011

L'espulsione dei Bani Qaynuqa
Storia del Profeta Mohammed (SDPB) Pt.19

Gli accordi a suo tempo stabiliti tra il profeta Mohammed (SDPB) e gli abitanti di Yathrib comprendevano naturalmente anche i clan ebrei che costituivano quasi la metà dei suoi abitanti.

La costituzione dello Stato islamico di Medina garantiva loro libertà di culto e proteggeva tutte le loro proprietà; in cambio gli Ebrei si impegnavano in un patto di mutua assistenza con i Musulmani in caso di aggressione. Dopo il successo di Badr, l’insofferenza degli Ebrei nei confronti del profeta Mohammed (SDPB) si face sempre più evidente. Un giorno l’Inviato di Allah (SDPB) si era recato nel loro mercato per invitarli all’ Islam dicendo:

"O Giudei, temete Allah, affinché non vi giunga la stessa disgrazia che ha colpito i Coreisciti e abbracciate l’ Islam. Invero voi sapete che io sono il Profeta inviato. E’ scritto nella vostra Scrittura e Allah vi ha impegnati in questa cosa!.”

Gli risposero impudentemente: "O Mohammed, tu non conosci altri che il tuo popolo; non farti ingannare dall’esserti scontrato con gente che non conosce l’arte militare: per caso tu hai inflitto loro una sconfitta. Per Dio, se noi ti combattessimo sapresti che siamo uomini”.

Qualche tempo dopo una donna musulmana fu gravemente offesa da un orefice ebreo che gli strappò la veste, pensando di fare una cosa divertente. Il suo grido di vergogna richiamò un musulmano che colpì duramente l’ebreo uccidendolo. Accorsero altri Ebrei e uccisero il musulmano.

Gli Ebrei andarono a rinchiudersi nella loro fortezza, nella quale avevano potuto concentrare più di settecento combattenti armati di tutto punto e attesero le reazioni.

Quando fu informato, il Profeta Mohammed (SDPB) si mise alla testa dei Musulmani e non si fermò finché non giunse sotto la fortezza dei Bani Qaynuqa. Da sotto le mura li esortò: "O Ebrei, abbracciate l’ Islam e sarete salvi”. Dagli spalti risposero: “Ci hai avvertiti, o Abul Qasim” Per tre volte ripeté l’invito e per tre volte gli risposero nello stesso modo.

Dopo due settimane trascorse nella vana attesa che i Khazraj con i quali erano alleati avvenissero loro in aiuto ma si arresero e furono espulsi dall’oasi. Partirono con tutti i loro beni trasportabili; solo le armi furono confiscate e andarono ad arricchire l’allora magro arsenale dei credenti.

(fonte www.huda.it - Hamza Piccardo)











Sabato 03/01/2012

La Battaglia di Uhud
Storia del profeta Mohammed (SDPB) Pt.20

Quanto era avvenuto a Badr bruciava ancora all’orgoglio Coreiscita e importanti risorse finanziarie erano state impiegate per organizzare la vendetta. Mentre i preparativi erano ancora in corso, i Musulmani si impadronirono di una carovana che trasportava merci preziose sulla via verso l’Iraq, aumentando, se era possibile, il risentimento e la preoccupazione dei politeisti. L’oligarchia meccana cominciava a sentirsi accerchiata, la tattica messa in campo dai Musulmani aveva reso insicure tutte le vie carovaniere su cui transitavano le loro merci. Senza sicurezza nel commercio la città era strangolata. Negli ultimi giorni del mese di Ramadan del III anno dopo l’Egira, giunsero a Medina notizie allarmanti: un’armata di oltre tremila uomini tra cui duecento cavalieri stava marciando verso la città. L’Inviato di Allah (SDPB) dette subito disposizioni per la mobilitazione generale e tutti coloro che vivevano fuori dalle mura di Medina furono invitati a ripararsi all’interno della città con il loro bestiame per non diventare facile preda delle avanguardie nemiche. Giunti ai limiti dell’oasi i Coreisciti e i loro alleati si accamparono. Dopo qualche esitazione il Profeta (SDPB) decise di uscire dalla città e affrontare i politeisti in campo aperto; ordinò i suoi disponendo un centro e due ali, un’avanguardia e una retroguardia. Gli arcieri erano attestati su di un’altura con funzioni di copertura e con la consegna di non abbandonare la posizione per nessun motivo. Al primo affondo dei Musulmani, i miscredenti fuggirono lasciando sul campo una grande quantità di bottino. Obnubilati dall’euforia per la vittoria che sembrava certa e dalla sete di bottino, gli uomini della retroguardia e quaranta dei cinquanta arcieri abbandonarono la loro posizione lasciando scoperto il grosso dell’esercito. Era l’occasione che Khalid ibn Walid stava aspettando; alla testa della cavalleria meccana caricò con i suoi duecento uomini prendendo i credenti alle spalle e rovesciando le sorti della battaglia. I Musulmani si sbandarono e cominciarono a risalire verso la montagna, dove non potevano essere inseguiti dai nemici a cavallo. Il Profeta (SDPB) cercò di arrestarli e riordinare le loro linee, ma nel pieno del panico non potevano sentire le sue grida. Il Corano ci ricorda i fatti al vers. 152 della sura della Famiglia di Imran, in cui Allah rimprovera ai Musulmani la loro disobbedienza e la loro avidità.

"Quando risalivate senza badare a nessuno, mentre alle vostre spalle il Messaggero vi richiamava . Allora [Allah] vi ha compensato di un’angoscia con un’altra angoscia, affinché non vi affliggeste per quello che vi era sfuggito e per quello che vi era capitato. Allah è ben informato di quello che fate". (Corano III,152)

La prima angoscia di cui parla il Libro Sacro è quella che assalì i credenti per la sconfitta che stavano subendo, angoscia che si aggravò ancor più quando si diffuse la notizia della morte di Hamza. Lo zio del Profeta (SDPB) era stato ucciso da uno schiavo abissino prezzolato da Hind, moglie di Abu Sufy-n, che voleva vendicare la morte dei suoi congiunti caduti nella battaglia di Badr. La seconda angoscia fu quella causata dalla falsa notizia della morte dell’Inviato di Allah (SDPB). In verità egli era stato ferito due volte nello scontro: una prima volta da una pietra che gli spaccò il labbro inferiore e gli ruppe un dente, una seconda volta da un terribile colpo di spada che lo fece cadere a terra stordito. Per grazia di Dio si riebbe rapidamente e ritrovarlo in piedi consolò i Musulmani.

(fonte www.huda.it - Hamza Piccardo)








Sabato 07/01/2012

La battaglia di Uhud Pt2

Storia del profeta Mohammed (SDPB) Pt.21

Dall’altura sulla quale si erano rifugiati, i credenti osservarono i movimenti dei politeisti. Essi si occupavano dei loro morti e dei loro feriti. In tutto avevano perso ventidue uomini, mentre erano sessantacinque i Musulmani che avevano trovato il martirio. Quando Hind trovò la spoglia di Hamza, ne deturpò il viso tagliandogli le orecchie, il naso e la lingua; poi, in un odioso accesso parossistico gli fece aprire l’ addome, gli strappò il fegato e ne masticò una parte. Abu Sufyan, che aveva il comando della spedizione, si portò fino alle pendici del monte sul quale si erano attestati il Profeta (SDPB) e i suoi compagni (Che Allah sia soddisfatto di loro) e gridò: "La guerra ha i suoi alti e bassi e questo giorno vale per l’altro intendeva il giorno di Badr. Omar (che Allah sia soddisfatto di lui) su incarico dell’Inviato di Allah (SDPB) gli rispose:

"Allah è Altissimo e Supremo. Noi non siamo uguali: i nostri uccisi sono in Paradiso, i vostri nel Fuoco Dopo di ciò Abu Sufyan fece dietrofront e ordinò di prepararsi per rientrare alla Mecca. Il Profeta (SDPB), appurato che dopo la battaglia il nemico non aveva intenzione di marciare su Medina, disse ai suoi che potevano dormire senza altro timore. I buoni credenti si abbandonarono e riposarono ritemprando il corpo e lo spirito dopo la dura giornata trascorsa; i dubbiosi e gli ipocriti, invece, si lasciarono andare a sterili recriminazioni e si autocommiseravano, ragionando come se vivessero ancora nel periodo dell’ignoranza pre-islamica. Tra questi ultimi era Ibn Ubayy, cui allude (secondo i commentatori) il Corano quando dice:

"Dicevano: "Cosa abbiamo guadagnato in questa impresa? Allah Altissimo suggerì al Profeta la risposta migliore: "Di’ loro: "Tutta l’impresa appartiene ad Allah. Quello che non palesano lo nascondono in sé: "Se avessimo avuto una qualche parte in questa storia, non saremmo stati uccisi in questo luogo. Di’: "Anche se foste stati nelle vostre case, la morte sarebbe andata a cercare nei loro letti quelli che erano predestinati. Tutto è accaduto perché Allah provi quello che celate in seno e purifichi quello che ave te nei cuori".(Cor.III,154)

In merito alla battaglia di Uhud, gli storici si sono chiesti perché i meccani non cercarono di infliggere un colpo mortale alla comunità musulmana, conquistando Medina e uccidendo il Profeta (SDPB). Le ipotesi a questo riguardo sono molte, ma in definitiva si può affermare che la maggior parte dei politeisti non aveva valutato appieno il rischio che costituiva per loro lo sviluppo della comunità islamica di Medina, o che il dispendio di energie impiegate nello scontro li avesse talmente esauriti da non poter neppure sperare in una vittoria definitiva. Nelle intenzioni dei più c’era solo la volontà di vendicare i caduti di Badr e dare una dimostrazione di forza che avrebbe dovuto ridurre i medinesi a più miti consigli nei loro confronti e, al contempo, allontanarli dall’Inviato di Allah (SDPB), dimostrando che la sua presenza era foriera di danni e lutti per la città. Tutto questo non avvenne e la comunità dei Musulmani trasse dai fatti di Uhud nuova forza e importanti insegnamenti.

(fonte www.huda.it - Hamza Piccardo)











Sabato 14/01/2011

Il complotto dei Bani Nadir
Storia del Profeta Mohammed (SDPB) pt22

Inviati dal Profeta (SDPB) per insegnare l’Islàm a una tribù di beduini, una quarantina di Musulmani erano stati massacrati da una banda di politeisti. Si trattò di un massacro orrendo avvenuto nel quarto anno dall’Egira ed ebbe ripercussioni anche nella convivenza interreligiosa a Medina. L’unico sopravvissuto alla tragedia infatti, incontrò sulla via del ritorno due arabi che riteneva alleati dei responsabili dell’eccidio e li uccise. I due erano del tutto estranei alla faccenda e il Profeta (SDPB) si impegnò a versare il "prezzo del sangue", l’indennizzo che avrebbe tacitato il loro clan ed evitato più pesanti conseguenze. Poiché i Bani Nadir, uno dei clan ebraici che avevano accettato il patto con i Musulmani era vecchio alleato dei danneggiati, il Profeta (SDPB) si recò presso di loro per chiedere di contribuire a mettere insieme l’indennizzo. Mentre conversava con i loro capi gli apparve Gabriele (pace su di lui) che, visibile a lui solo, lo informò che i Ban" Nadir stavano preparandosi a fargli precipitare addosso un masso dall’alto delle mura della fortezza. Il profeta Mohammed (SDPB) si alzò e se ne andò, seguito poco dopo dagli altri credenti che lo avevano accompagnato. Il fatto era molto grave e confermava il sospetto che i Bani Nadir avessero accettato il patto con la segreta intenzione di non rispettarlo e che avessero stabilito accordi con i Coreisciti di Mecca per aiutarli contro il Profeta (SDPB) e contro i Musulmani. Quando i Musulmani furono informati del complotto, sorse in loro un sentimento di vendetta contro tutti gli Ebrei di Medina, e fu in quell’occasione che venne rivelato il versetto che stabilisce l’equa reazione in questi frangenti.

"O voi che credete, siate testimoni sinceri davanti ad Allah secondo giustizia. Non vi spinga all’iniquità l’odio per un certo popolo. Siate equi: l’equità è consona alla devozione...O voi che credete, ricordate i benefici che Allah vi ha concesso, il giorno che una fazione voleva alzare le mani contro di voi ed Egli arrestò le mani loro". (Corano V8,11).

La decisione del Profeta (SDPB) fu rapida: se i Bani Nadir volevano salva la vita dovevano abbandonare la città entro dieci giorni. Nella vicenda intervenne il capo degli ipocriti di Medina, il noto Ibn Ubayy, che invitò gli Ebrei a respingere l’ultimatum e promise loro il suo aiuto e quello di alcuni clan arabi nemici dei Musulmani. Ritrovata un po’ di baldanza, i Bani Nadir interruppero i preparativi della partenza e consolidarono le difese delle loro fortezze in previsione dell’assedio dei Musulmani. Una rivelazione informò il Profeta (SDPB) su quanto era stato concordato tra i Bani Nadir e Ibn Ubayy e dell’esito che avrebbe avuto il loro accordo: Non hai visto gli ipocriti, mentre dicevano ai loro alleati miscredenti fra la gente della Scrittura:

"Se sarete scacciati, verremo con voi e rifiuteremo di obbedire a chiunque contro di voi. Se sarete attaccati vi porteremo soccorso? Allah è testimone che in verità sono bugiardi. Se verranno scacciati, essi non partiranno con loro, mentre se saranno attaccati non li soccorreranno, e quand’anche portassero loro soccorso, certamente volgerebbero le spalle e quindi non li aiuterebbero affatto. Voi mettete nei loro cuori più terrore che Allah Stesso, poiché invero è gente che non capisce. Vi combatteranno uniti solo dalle loro fortezze o dietro le mura. Grande è l’acrimonia che regna tra loro. Li ritieni uniti, invece i loro cuori sono discordi: è gente che non ragiona. Sono simili a coloro che di poco li precedettero: subirono le conseguenze del loro comportamento: riceveranno doloroso castigo". (Corano LIX,11-15).

L’Inviato di Allah (SDPB) ordinò ai credenti di armarsi, quindi li radunò e li condusse fin sotto le fortezze dei Bani Nadir nella parte meridionale dell’oasi medinese. Dopo quindici giorni di assedio, traditi dai loro alleati, minati dalle discordie interne e indeboliti dal terrore che incutevano loro i Musulmani che, con il permesso di Allah , avevano cominciato ad abbattere alcune palme che si trovavano nei pressi delle mura, gli Ebrei si arresero senza condizioni e furono esiliati. Ottennero di portar via con loro solo quello che poteva essere trasportato dai loro cammelli. La sura LIX del Corano ricorda anche l’esito finale di questa vicenda.

"Egli è Colui che ha fatto uscire dalle loro dimore, in occasione del primo esodo, quelli fra la gente della Scrittura che erano miscredenti. Voi non pensavate che sarebbero usciti, e loro credevano che le loro fortezze li avrebbero difesi contro Allah. Ma Allah li raggiunse da dove non se Lo aspettavano e gettò il terrore nei loro cuori: demolirono le loro case con le loro mani e con il concorso delle mani dei credenti. Traetene dunque una lezione, o voi che avete occhi per vedere." (Corano LIX,2).


(fonte www.huda.it - Hamza Piccardo)











Sabato 21/01/2012

La battaglia del Fossato
Vita del profeta Mohammed (SDPB) pt.23

Nel sesto anno dall’Egira tra politeisti, ipocriti ed Ebrei si stava costruendo un’alleanza con il comune scopo di sconfiggere i Musulmani, sradicare l’ Islam e, possibilmente, uccidere il profeta Mohammed (SDPB). Durante un incontro segreto tenutosi alla Mecca tra una delegazione degli Ebrei di Khaybar (un’oasi a Nord di Medina) e Abu Sufyan erano state gettate le basi per mettere in campo una poderosa armata, che avrebbe marciato sulla città del Profeta (SDPB). In quell’occasione, ad una precisa domanda del capo coreiscita a proposito della fondatezza della loro ostilità contro il profeta Mohammed (SDPB), gli Ebrei non ebbero alcuno scrupolo a dichiarare che il politeismo era certamente migliore e più vero della religione da lui predicata. Il Corano rivelò anche questa volta le loro trame:

"Non hai visto coloro ai quali fu data una parte della Scrittura, prestar fede agli spiriti impuri e agli idoli e dire di coloro che sono miscredenti: "Sono meglio guidati sulla via di Allah di coloro che hanno creduto. Ecco coloro che Allah ha maledetto; a chi è maledetto da Allah non potrai trovare alleato" (Corano IV,51-52).

Il terzo lato del triangolo della miscredenza era immancabilmente costituito dagli ipocriti capitanati da Ibn Ubayy. Senza risparmiare oro e lusinghe, i clan ebrei erano riusciti a mettere insieme i guerrieri delle più famose e feroci tribù beduine tra i quali i Kinana, i Ghatafan, gli Asad. In tutto oltre diecimila uomini ben armati posti sotto il comando di Abu Sufy-n, più che mai risoluto a cancellare dalla storia degli Arabi quella stravagante e pericolosa anomalia che era ai suoi occhi l’Islàm. Di fronte a tanta forza e determinazione, i credenti potevano raccogliere non più di tremila combattenti, ma Allah (Gloria a Lui l’Altissimo) venne in aiuto dei Suoi fedeli con la strategia suggerita da un liberto di origine persiana, Salm-n Pak detto al Farsi ("il persiano", appunto). Salm-n (che Allah sia soddisfatto di lui) propose al Profeta (SDPB) lo scavo di un ampio e profondo fossato capace di fermare le cariche della cavalleria beduina. In pochi giorni il progetto fu messo in atto con il concorso di tutti quanti gli uomini validi e sotto la guida dell’Inviato di Allah (SDPB) che con il suo esempio e la sua presenza spronava e rincuorava i credenti. Durante questo lavoro avvennero fatti straordinari che dettero il segno della benevolenza di Allah nei confronti dei credenti i quali, in perfetta armonia, lavoravano duramente per realizzare l’opera difensiva. Un masso che non si riusciva a smuovere di un millimetro fu facilmente rimosso dopo che il Profeta (SDPB) lo spruzzò con dell’acqua mista alla sua saliva. Di un’altra roccia che sembrava neppure scalfibile si occupò personalmente l’Inviato di Allah (SDPB): la percosse tre volte con forza; al primo colpo di piccone si produsse un grande lampo che sembrò dirigersi verso sud, al secondo un altro lampo si propagò verso nord e al terzo, che frantumò la roccia, la luce balenò verso oriente. Quando l’armata dei coalizzati si trovò davanti il fossato fu disorientata. Quelli che si avvicinarono di più furono accolti da un nugolo di frecce scoccate dagli arcieri Musulmani. Convinti dalla potenza dell’armata dei coalizzati (secondo gli storici oltre dodicimila uomini), anche gli Ebrei Bani Qurayza decisero di denunciare l’alleanza con il Profeta (SDPB) e con i Musulmani senza però iniziare nessuna attività militare. Non si fidavano infatti dei loro stessi alleati e rimasero bloccati nelle fortezze attendendo l’evolversi della situazione. Intanto, dopo alcuni vani tentativi di attraversare il fossato, un malessere diffuso serpeggiava tra gli assedianti. Inoltre, nella convinzione di una rapida vittoria non si erano sufficientemente approvvigionati e i viveri cominciavano a scarseggiavano. Dopo una ventina di giorni, quando il loro morale era già al minimo, Allah Altissimo inviò contro di loro una bufera di vento e pioggia che spazzò il loro campo, abbatté le tende e spense tutti i loro fuochi. L’indomani mattina, felici di essere ancora in vita, seppur disfatti dalla fatica e dal freddo, i coalizzati si ritirarono lasciando i loro alleati Bani Qurayza al loro destino. Il Corano ricorda l’epilogo di questa vicenda con questi versetti:

"O credenti, ricordatevi dei favori che Allah vi ha concesso, quando vi investirono gli armati. Contro di loro mandammo un uragano e schiere che non vedeste. Allah vede perfettamente quello che fate". (Corano XXXIII,9)

E nella stessa sura Allah manifesta il Suo apprezzamento per quegli uomini che resistettero impavidi di fronte all’armata nemica, senza mai abbassare la guardia, senza quasi dormire per oltre due settimane.

"Quando i credenti videro i coalizzati, dissero:" Ciò è quanto Allah e il Suo Messaggero ci avevano promesso: Allah e il Suo Messaggero hanno detto la verità. E ciò non fece che accrescere la loro fede e la loro sottomissione. Tra i credenti ci sono uomini che sono stati fedeli al patto che avevano stretto con Allah. Alcuni di loro hanno raggiunto il termine della vita, altri ancora attendono; ma il loro atteggiamento non cambia...". (Corano XXXIII,22-23).


(fonte www.huda.it - Hamza Piccardo)











Sabato 28/01/2012

La punizione dei Bani Qurayzah
Storia del profeta Mohammed (SDPB) pt. 24

Narra Ibn Ishaq che all’indomani della fine dell’assedio l’Angelo Gabriele (pace su di lui) comparve all’Inviato di Allah (SDPB) e lo invitò a concludere la sua campagna contro i coalizzati regolando i conti con i Bani Qurayzah. Nel giro di poche ore gli stessi uomini che avevano presidiato il fossato si ritrovarono in armi attorno alle fortezze della tribù ebrea. Dopo venticinque giorni di assedio, indeboliti dai dissidi interni capitolarono e aprirono le porte. Il Profeta stabilì che fossero giudicati da uno dei loro antichi alleati, Sad ibn Mu-dh il capo degli Aws di Medina, e secondo le loro stesse leggi.

Recita la Bibbia nel libro Deuteronomio XX,10-15: O quando ti avvicinerai ad una città per assalirla, proponile prima la pace. Se l’accetta e ti apre le porte, tutto il suo popolo ti sia tributario e soggetto. Ma se essa rifiuta la pace e comincia a farti guerra assediala. Il Signore, Iddio tuo, te la darà nelle mani e allora metti a fil di spada tutti i maschi; ma le donne, i bambini, il bestiame e tutto ciò che sarà nella città , tutto quanto il suo bottino, portalo via con te e goditi il bottino dei tuoi nemici, che il Signore, Iddio tuo, ti avrà dato."

Così avvenne. Recita il Libro Sublime di Allah:

"Ha fatto uscire dalle loro fortezze coloro, fra la gente del Libro, che avevano spalleggiato i coalizzati ed ha messo il panico nei loro cuori. Ne uccideste una parte e un’altra parte la faceste prigioniera". (Corano XXXIII,26).



(fonte www.huda.it - Hamza Piccardo)











Sabato 04/02/2012

La calunnia contro Aisha
Storia del Profeta Mohammed (SDPB) Pt. 25

Instancabili, gli ipocriti non perdevano un’occasione per nuocere al Profeta (SDPB) e ai Musulmani. Non essendo riusciti a far sì che fosse sconfitto militarmente, approfittarono di una sua vicenda famigliare per cercare di indebolirne il prestigio e l’ autorità. Durante una spedizione contro la tribù dei Bani Mustaliq, Aisha, che accompagnava il Profeta (SDPB), perse la sua collana mentre faceva l’abluzione. Quando se ne rese conto tornò indietro a cercarla, senza curarsi di nulla. Stava imbrunendo e la partenza era prossima; quelli che erano incaricati di issare la sua portantina sul cammello non si accorsero che era vuota, l’assicurarono al dorso dell’animale e si misero in marcia. Quando Aisha ritornò non trovò più nessuno. Si sentì abbandonata e pianse, poi la fatica fu più forte e si assopì. La trovò addormentata un giovane di nome Safwan, che era solito rimanere indietro per accertarsi, una volta apparsa la luce del giorno, che nulla di importante fosse stato dimenticato. Quando la riconobbe la fece salire sul suo cammello e raggiunsero il gruppo. Appena la notizia si diffuse la gente mormorò, e il peggiore di tutti fu Ibn Ubayy che l’accusò apertamente di adulterio. Altri ipocriti propagarono la menzogna ed essa giunse infine alle orecchie dell’Inviato di Allah (SDPB). Egli ne fu turbato e si consultò con Ussama ibn Zayd e con Ali ibn Abi Talib: doveva ripudiare la moglie che amava?

Ussama si disse convinto della sua innocenza "E’ tua moglie -disse - e io non ne penso che bene ! Ali rispose: "Allah non ti ha imposto restrizioni in materia matrimoniale e le donne sono numerose. Sempre più perplesso, Il profeta Mohammed (SDPB) andò alla moschea e si lamentò alludendo a Ibn Ubayy: "Sarei forse ingiusto se chiedessi giustizia contro un uomo la cui calunnia nuoce alla mia famiglia? Giuro in Nome di Allah che non sospetto nessuna infedeltà da parte di mia moglie. La gente denuncia un uomo sul quale non penso nessun male. Quando veniva in casa mia lo faceva solo in mia presenza. La gente si agitò. Quello che feriva il Profeta (SDPB) colpiva tutti quanti dolorosamente. Il capo degli Aws si offrì di uccidere coloro che si erano macchiati di quell’infamia, fosse uno dei loro o uno dei Khazraj. Insorsero allora i Khazraj, volarono parole grosse e i due clan stavano quasi per affrontarsi nella moschea stessa. L’inviato di Allah (SDPB) fu costretto a scendere dal pulpito per calmare la gente e mandarla via in pace. Pur convinto dell’innocenza della moglie, il Profeta (SDPB) era alla ricerca di una prova che la potesse scagionare pubblicamente. Si recò allora presso di lei nella casa di Abu Bakr. Aisha stessa raccontò l’epilogo della vicenda:

"Entrò l’Inviato di Allah (SDPB) e si sedette vicino a me. Non lo aveva più fatto da quando si era diffusa la chiacchiera sul mio conto. Per un mese non aveva ricevuto nessuna rivelazione che potesse riguardarmi. Egli disse : "Aisha, ho saputo che dicono di te questo e quello. Se sei innocente Allah lo dimostrerà. Se invece hai commesso un peccato, pentiti e chiedi perdono ad Allah. Quando l’uomo riconosce il suo sbaglio e se ne pente Allah glielo perdona.(...) Ero ancora giovane e non conoscevo molti versetti del Corano, ma potei rispondere: " Giuro in Nome di Allah che voi avete sentito e creduto a quello che dice la gente. Se affermo che sono innocente - e Allah ben lo sa - voi non mi crederete. Se invece ammetto qualcos’altro - e Allah sa che non c’è stato niente - voi l’accetterete come vero. In tal caso non trovo miglior esempio di quello che disse Giacobbe, padre di Giuseppe:

"Bella pazienza ... mi rivolgo a Allah contro quello che raccontate " (Corano XII) (...) Non potevo immaginare che dei versetti del Corano sarebbero stati rivelati per me, così insignificante. Speravo al più che il Profeta (SDPB) vedesse in sogno la mia innocenza. L’lnviato di Allah (SDPB) ricevette la rivelazione e si coprì di un sudore che imperlava il suo viso come in un giorno d’inverno. Quando la rivelazione terminò, il Profeta sorridendo disse: "Ringrazia Allah che ha confermato la tua innocenza, o Aisha. Allah rivelò a proposito di me i versetti 11/14 e altri della sura della Luce. Dice il Corano:

"Invero molti di voi son stati propalatori della calunnia. Non consideratelo un male, al contrario è stato un bene per voi. A ciascuno di essi spetta il peccato di cui si è caricato, ma colui che se ne è assunto la parte maggiore avrà un castigo immenso. Perché, quando ne sentirono [parlare], i credenti e le credenti non pensarono al bene in loro stessi e non dissero: "Questa è una palese calunnia? È Perché non produssero quattro testimoni in proposito? Se non portano i [quattro] testimoni, allora davanti ad Allah sono essi i bugiardi. E se non fosse per la grazia di Allah nei vostri confronti e la Sua misericordia in questa vita e nell’altra, vi avrebbe colpito un castigo immenso per quello che avete propalato, quando con le vostre lingue riportaste e con le vostre bocche diceste cose di cui non avevate conoscenza alcuna. Pensavate che non fosse importante, mentre era enorme davanti ad Allah. Perché quando ne sentiste parlare non diceste: "Perché mai dovremmo parlarne? Gloria a Te [o Signore]! E’ una calunnia immensa? Allah vi esorta a non fare mai più una cosa del genere, se siete credenti. Allah vi rende noti i Suoi segni. Allah è sapiente, saggio. In verità coloro che desiderano che si diffonda lo scandalo tra i credenti, avranno un doloroso castigo in questa vita e nell’altra". (Corano XXIV,11-19)


(fonte www.huda.it - Hamza Piccardo)



Sabato 11/02/2012

Hudaybiyyah
Storia del profeta Mohammed (SDPB) pt 26

Nel 627 d.C. l’Inviato di Allah (SDPB) decise di assolvere all’Omra (il piccolo pellegrinaggio). Dopo sei anni di lontananza dalla Ka’ba aveva il desiderio di usufruire della tregua tradizionale per adempiere ai riti iniziati da Abramo. Alla testa di un migliaio di fedeli, si mise in marcia verso la Città Santa. Le loro intenzioni erano pacifiche e cristalline: fare i sette giri rituali attorno alla casa di Allah e rivolgere all’Altissimo le dovute invocazioni. Quando la notizia del loro avvicinarsi giunse alla Mecca, suscitò nei capi coreisciti il più grande imbarazzo. Permettere al Profeta (SDPB) di compiere l’Omra sarebbe stato ai loro occhi un segno di debolezza, anche in considerazione del disastro della coalizione che era stata fermata dal fossato di Salm-n al Farsi e dalla determinazione dei credenti. Impedirglielo avrebbe costituito una grave violazione della piena agibilità, che era garantita a tutti i pellegrini durante i mesi sacri; consuetudine, questa, su cui si basavano il prestigio e la potenza meccana. Alla fine l’odio per il Profeta (SDPB) e per l’Islàm prevalsero e Khalid ibn Walid, alla testa di duecento armati a cavallo fu inviato per fermarli. I Musulmani erano praticamente disarmati; di fronte al rischio di un grande spargimento di sangue, l’Inviato di Allah (SDPB), accettò di fermarsi e stipulare un accordo con i Quraysh. In base a questo trattato egli accettava di tornare indietro senza compiere l’Omra e di restituire i Musulmani che da Mecca fossero emigrati a Medina senza il consenso del loro clan. In cambio i politeisti si impegnavano a lasciarli andare in pace e permettere loro di effettuare l’ Omra nell’anno successivo, uscendo dalla Mecca e lasciando la città per tre giorni ai Musulmani. Entrambe le parti inoltre, stabilirono una tregua di dieci anni. I termini dell’accordo suscitarono reazioni di sconcerto e delusione tra i Musulmani, che videro svanire la possibilità di recarsi in quell’anno alla Mecca per assolvere ai riti. Le condizioni della tregua e le modalità con cui era stato steso il documento erano inoltre sembrate una resa alle pretese dei politeisti . Un incidente sopravvenuto appena concluse le trattative aggravò il disagio dei credenti. Un giovane di nome Abu Jendal, niente meno che il figlio del plenipotenziario meccano che aveva definito l’accordo con il Profeta (SDPB), si presentò per chiedere la protezione dei pellegrini. Era da tempo musulmano e la sua famiglia lo aveva incatenato per impedirgli di emigrare a Medina. Aveva approfittato della distrazione dei suoi carcerieri ed aveva ancora al collo le catene che lo avevano imprigionato. Mentre i credenti stavano per festeggiarlo, suo padre raggelò tutti quanti colpendolo violentemente al viso. Poi si rivolse all’Inviato di Allah (SDPB): " Dai la prova della tua buonafede e restituiscici quest’uomo che si è allontanato senza il consenso della sua famiglia. Nello sconcerto generale il Profeta (SDPB) non poté non accondiscendere alla richiesta. Confortò il giovane promettendogli il soccorso divino e cercò di spiegargli come non poteva mancare alla parola data. Mentre lo trascinavano via, Abu Jendal piangeva e chiedeva il soccorso dei credenti. La scena era di quelle da spaccare il cuore. Omar protestò con veemenza interpretando il sentimento comune con la sua consueta, irruente sincerità. Solo Abu Bakr mantenne la sua indefettibile fiducia nell’operato del Profeta (SDPB). In quell’occasione l’Inviato di Allah (SDPB) ricevette una rivelazione, in base alla quale chiamò i suoi compagni a rinnovargli il patto di obbedienza. In tal modo riuscì a rinsaldare la comunità e corroborarne la fede nel disegno divino di cui era strumento. Sulla via del ritorno la rivelazione della Sura XLVIII confermò che il suo era stato un comportamento illuminato dalla saggezza divina. I versetti dicevano:

"In verità ti abbiamo concesso una vittoria evidente" ( Corano XLVIII,1). E poi: "Già Allah si è compiaciuto dei credenti quando ti giurarono [fedeltà] sotto l’albero. Sapeva quello che c’era nei loro cuori e fece scendere su di loro la Pace: li ha ricompensati con un’imminente vittoria". (Corano XLVIII,18).

Alla luce del prosieguo della storia si può ben capire quale sia la vittoria di cui si parla; nei due anni che seguirono i Musulmani attaccarono e conquistarono l’oasi di Khaybar eliminando un focolaio di eversione antislamica, assolsero trionfalmente all’Omra, e conquistarono la Mecca mettendo al bando l’idolatria. Un altro episodio, sopravvenuto durante il ritorno del Profeta alla Mecca, doveva essere foriero di pesanti conseguenze per i nemici della fede. Un giovane di nome Abu Basir, come già Abu Jendal, si presentò all’Inviato di Allah (SDPB): era sfuggito alla sua famiglia che contrastava il suo Islàm. Dietro di lui giunse un incaricato della sua famiglia, per chiederne la restituzione in base all’accordo concluso. La richiesta era legittima e non si poté opporvi rifiuto. Sulla via del ritorno Abu Basir riuscì a rivoltarsi, uccise l’uomo che lo stava riconducendo alla Mecca e mise in fuga il servo che lo accompagnava. Quando si ripresentò al Profeta (SDPB), egli fu sinceramente ammirato dalla sua determinazione e dalla sua audacia, pur ribadendo l’impossibilità di accettarlo a Medina. Il Profeta (SDPB) disse, quasi tra sé e sé: "Che magnifica scintilla per una guerra, se avesse avuto altri uomini con lui. Quella piccola frase suggerì ad Abu Basir quello che avrebbe dovuto fare. Si rifugiò in un bosco nei dintorni di Badr e fu presto raggiunto da altri che come lui erano scappati dalla Mecca e non potevano essere accolti a Medina. Si diedero alla guerriglia contro le carovane coreiscite e in poco tempo si costituì una banda di una settantina di persone, rapide e determinate, che divennero l’incubo dei carovanieri meccani. Senza altre vie d’uscita i Coreisciti chiesero l’abrogazione della clausola di estradizione e i guerriglieri poterono essere accolti nella comunità di Medina.


(fonte www.huda.it - Hamza Piccardo)



Sabato 18/02/2012

L'Omra(la visita alla Ka'ba)
Storia del profeta Mohammed (SDPB) pt 27

Era trascorso l’anno previsto dagli accordi di Hudaybyyah, e tutta Medina era in fermento per la preparazione dell’Omra. Duemila pellegrini si accingevano a coprire i quattrocento chilometri che li separavano dalla Citta Santa con il solo scopo di adorare l’Altissimo compiendo l’antico rito di Abramo. Per gli Emigrati il momento era particolarmente emozionante. Sarebbero rientrati nella città che erano stati costretti ad abbandonare per sfuggire alle persecuzioni; lo facevano con il prestigio della loro perseveranza nella fede e quello delle recenti vittorie militari del Profeta (SDPB) da ultima quella della conquista e della assoggettazione dell' oasi di Khaybar. Giunti al limite del territorio della Mecca, si sacralizzarono indossando i soli panni concessi ai pellegrini: un tessuto che avvolge i fianchi e scende quasi fino ai piedi e un altro drappeggiato sulle spalle. Rispettando il patto, i Coreisciti abbandonarono la città ritirandosi sulle montagne e da quell’osservatorio poterono vedere uno straordinario spettacolo. Oltre duemila uomini vestiti di bianco e a capo scoperto che con passo solenne apparvero dal valico a nord-ovest, tra le montagne che circondano la città.

Erano ancora molto lontani, ma già si sentiva il suono della giaculatoria con la quale annunciavano il loro arrivo:

"Labbayka Allahumma labbayk, labbayka la shar"ka laka labbayk, inna al hamda wa niamata laka wal mulk, l- shar"ka lak! "

Eccomi a Te Signore, eccomi a Te! Eccomi a Te che non hai associati, eccomi a Te! A Te appartengono la lode e la grazia e il regno, Tu non hai associati.

In testa a loro marciava l’Inviato di Allah (SDPB) sul dorso di Qaswa, la sua cammella preferita, quella che aveva cavalcata durante l’Egira. Senza smontare entrò nel recinto sacro, toccò la Pietra nera e cominciò i sette giri rituali, poi mise piede a terra e iniziò i sette percorsi tra Safa e Marwa. Quindi sacrificò un cammello e si fece rasare la testa. Cercò di entrare nella Ka’ba, ma la porta era stata chiusa e non gli fu possibile ottenerne l’apertura. Quando venne l’ora della preghiera del mezzogiorno Bilal si issò sul tetto della Casa di Allah e la sua voce potente risuonò in tutta la città.

"Allahu Akbar, Allahu Akbar...(Allah è il Più Grande, Allah è il Più Grande! Affermo che non c’è dio all’infuori di Allah, affermo che non c’è dio all’infuori di Allah, affermo che Mohammad è Inviato di Allah, affermo che Mohammad è Inviato di Allah. Venite all’orazione, venite all’orazione! Venite al successo, venite al successo! Allah è il Più Grande, Allah è il Più Grande, non c’è dio all’infuori di Allah!".

Allo scadere dei tre giorni concordati, il Profeta (SDPB) e i credenti abbandonarono la città con la netta sensazione che presto sarebbero tornati e sarebbe stata allora la vittoria definitiva. Il loro ordine, la fede che manifestavano nei loro volti e nei loro comportamenti, avevano destato grande impressione negli abitanti della Mecca e molti di loro decisero di abbracciare l’ Islàm. Il più noto fu Khalid ibn Walid, l’invitto comandante della cavalleria meccana, l’uomo di Uhud e di Hudaybyya; si presentò all’Inviato di Allah (SDPB) e gli chiese perdono per aver agito contro di lui e contro i Musulmani. Il profeta Mohammed (SDPB) lo rassicurò dicendogli che l’adesione all’ Islàm cancellava tutte le colpe commesse in precedenza e pregò Allah a questo proposito. Sarebbe diventato il più famoso dei condottieri musulmani, l’eroe di cento battaglie, tanto da meritare l’appellativo di "Spada dell’Islàm".



(fonte www.huda.it - Hamza Piccardo)



Sabato 25/02/2012

Eraclio imperatore dei Bizantini
Storia del profeta Mohammed (SDPB) pt28

E’ quasi certo che, oltre al Negus dell’Abissinia, anche l’Imperatore dei Rum (i Bizantini) aderì all’ Islàm, pur senza poterlo proclamare. Si era recato a Gerusalemme per assolvere ad un pellegrinaggio di ringraziamento dopo la vittoria del suo esercito contro i Persiani e in quella città ebbe la visione del regno di un uomo circonciso. Inizialmente pensò che potesse essere un riferimento agli Ebrei; ma poi, quando seppe che anche gli arabi praticavano quel rito antico, ordinò che gli fosse condotto il più nobile appartenente a quella gente che fosse possibile rintracciare. Gli uomini del sovrano ebbero la ventura di incontrare Abu Sufy-n, che si era recato a Gaza per commerciare. Il racconto di quanto avvenne tra i due ci è stato tramandato da Ibn Abbas, il cugino dell’Inviato di Allah (SDPB). "Li chiamò, chiamò il suo interprete e disse: "Quale di voi è il parente più prossimo di quell’uomo che afferma di essere profeta? Narrò Abu Sufy-n: "Risposi: il parente più prossimo sono io. Disse Eraclio: "Avvicinatelo a me e fate avanzare i suoi compagni, disponendoli alle sue spalle. Poi disse all’interprete: "Di’ loro che interrogheremo costui a proposito di quell’uomo e che se mentirà debbono smentirlo "Giuro per Allah - raccontava Abu Sufy-n- che, se non fosse stato per la vergogna di essere colto in fallo, avrei mentito. La prima domanda che mi fece su il Profeta (SDPB) fu: "A quale tribù appartiene? "Appartiene alla nostra famiglia. "E prima di lui vi fu mai qualcuno che abbia tenuto questi discorsi? "No. "Lo seguono i nobili o gli umili? "Piuttosto gli umili. "Aumentano o diminuiscono? " "Piuttosto aumentano. "Qualcuno di voi, dopo essere entrato nella sua religione , lo ha mai abbandonato detestandolo?. "No. "E’ ingannatore? "No. Ma noi per un certo tempo non abbiamo saputo che cosa facesse. "E non avete altro da dirmi oltre a questo? Siete forse venuti a conflitto con lui?. "Se è "Come andò la vostra controversia?. "La guerra tra noi e lui ebbe le sue vicende: le ha prese da noi e le abbiamo prese da lui. "Che cosa vi comanda?. " Adorate unicamente Allah, non associate nulla a Lui; abbandonate quel che adoravano i vostri padri. Ci ordina la preghiera, la sincerità, la castità e la solidarietà famigliare. Disse Eraclio all’interprete: "Digli: Ti ho interrogato sulla sua tribù e mi hai detto che appartiene alla vostra famiglia; appunto così gli Inviati vengono mandati ai discendenti della loro gente. Ti ho domandato se qualcuno di voi ha già tenuto il medesimo discorso, e hai detto di no. Allora ho pensato: se qualcuno avesse tenuto questo discorso prima di lui, direi che imita un discorso pronunciato prima di lui . Ti ho domandato se vi è stato tra i suoi avi un re, ed hai detto di no. Io ho pensato: se vi fosse stato tra i suoi avi un re, costui potrebbe essere uno che rivendica il regno di suo padre. Ti ho domandato se l’avevate sospettato di mendacio, prima che dicesse quel che ha detto, e avete risposto di no. Così ho saputo che egli non è capace di diffondere il falso fra gli uomini e di mentire contro Dio. Ti ho domandato se lo seguono i nobili o gli umili, e hai detto che gli umili lo seguono: sono questi appunto i seguaci degli Inviati. Ti ho domandato se aumentano o diminuiscono e mi hai detto che aumentano; così avviene nella fede: aumenta fino a diventare completa. Ti ho domandato se qualcuno respinge la sua religione, detestandola, dopo esservi entrato, ed hai detto di no; tale è la fede quando la sua letizia si fonde nei cuori. Ti ho domandato se inganna, hai detto di no; tali sono gli Inviati, che non ingannano. Ti ho domandato che cosa vi comanda, e hai detto che vi comanda di adorare Allah e di non associarLo a nessuna cosa, e che vi ha vietato di adorare gli idoli e vi ha comandato la preghiera rituale, la sincerità e la castità. Se quel che dici è vero, egli prenderà il possesso del luogo dove io poso i piedi. Sapevo che era venuto, ma non supponevo che fosse uno di voi; se sentissi di essergli devoto, mi deciderei ad andargli incontro e, giunto davanti a lui, sicuramente gli laverei i piedi. Poi Eraclio fece recare la lettera dell’lnviato di Allah (SDPB) , mandata per mezzo di Dihyah figlio di Hal “fa al sovrano di Basra, il quale l’aveva consegnata ad Eraclio, che la lesse. Eccone il testo:

O' In Nome di Allah il Compassionevole, il Misericordioso, da Mohammad, Servo di Allah e Suo Inviato, a Eraclio, sovrano dei Bizantini: pace sia su chi segue la retta via. E in seguito: "Io ti chiamo con l’appello dell’lslàm, mettiti al sicuro. Allah ti darà il tuo compenso due volte. Se Invece ti astieni, sarà su di te la colpa degli Yrias . "Di’:" O gente della Scrittura, addivenite ad una dichiarazione comune tra noi e voi: [e cioè] che non adoreremo altri che Allah, senza nulla associarGli, e che non prenderemo alcuni di noi come signori all’infuori di Allah. Se poi volgono le spalle allora dite:

"Testimoniate che noi siamo musulmani" (Corano III,64). Continuò Abu Sufy-n: "E quando Eraclio, detto questo, terminò di leggere la lettera, si levò intorno a lui un gran tumulto di voci e noi fummo messi alla porta. Io allora dissi ai miei compagni: "E’ aumentata l’importanza del figlio di Abu Kabsa , certo il re dei Bizantini ha paura di lui. E continuai ad essere convinto che ciò si sarebbe manifestato, finché Allah fece penetrare in me l’lslàm".



(fonte www.huda.it - Hamza Piccardo)



Sabato 03/2012

La conquista della Mecca
Storia del profeta Mohammed Pt. 29

Dopo la vittoria di Khaybar e il successo dell’Omra il dominio del politeismo stava vivendo in Arabia le sue ultime ore, tutto era ormai pronto per la spallata finale. Il casus belli venne fornito dalla rottura della tregua da parte dei Bani Bakr, una tribù politeista e all’aiuto che i Coreisciti le fornirono. Le vittime erano Bani Ka’b, una tribù alleata del Profeta (SDPB) che corse a Medina a chiedere aiuto. Quando i notabili della Mecca si resero conto della conseguenza di quello che era avvenuto tra i Bani Bakr e i Bani Ka’b, inviarono Abu Sufy-n a rinegoziare un accordo. Il Profeta (SDPB) rifiutò di acconsentire alle sue richiesta senza peraltro dirgli chiaramente che considerava rotta la tregua. Il coreiscita ritornò alla Mecca per nulla tranquillizzato, mentre a Medina si cominciavano a fare i preparativi per una nuova spedizione militare. Come era suo costume, il profeta Moahmmed (SDPB) informò del suo obiettivo solo i fedelissimi e furono chiamate a raccolta tutte le tribù alleate e quando l’armata si mise in marcia nei primi giorni del mese di Ramadan dell’VIII anno dopo l’Egira, si mossero oltre diecimila uomini. Nel corso della marcia l’Inviato di Allah (SDPB) accettò tra i suoi un altro migliaio di cavalieri della tribù dei Bani Sulaym, alla quale apparteneva una sua ava, la madre di Hashim il fondatore del suo clan famigliare. Quando furono ai limiti del territorio sacro il Profeta (SDPB) mise in atto uno stratagemma di guerra psicologica. Ordinò a tutti gli uomini di sparpagliarsi e cercare legna. Appena sopraggiunta la notte ognuno di loro avrebbe dovuto accendere un fuoco. Lo spettacolo che gli osservatori meccani videro fece loro accapponare la pelle. Valutando la quantità dei fuochi, sembrava che l’armata accampata fosse di gran lunga superiore ai dieci, dodicimila uomini di cui si era parlato. Di nuovo Abu Sufyan fu incaricato di convincere il Profeta (SDPB) a desistere dall’attaccare la città. Per tutta risposta egli lo invitò ad abbracciare l’ Islàm, cosa che quello fece l’indomani mattina, dopo aver constatato la devozione con cui i credenti trattavano il profeta Mohammed (SDPB). Valutando appieno l’opportunità di non umiliarlo, l’Inviato di Allah (SDPB) stabilì le condizioni della resa della città. "Chi sarà nella casa di Abu Sufyan sarà salvo – proclamò -; chi starà dietro la porta della sua casa sarà salvo; chi entrerà nel Recinto Sacro sarà salvo".

Dopo aver visto il dispiegarsi dell’esercito che metteva in opera il piano predisposto dal Profeta (SDPB), Abu Sufyan si precipitò nella città gridando a tutti l’inutilità di qualsiasi resistenza e le condizioni imposte per avere salva la vita. Il profeta Mohammed (SDPB) aveva ordinato ai suoi di non combattere se non attaccati e la conquista della città fu portata a termine senza quasi estrarre le spade dai foderi. Solo alcuni irriducibili al comando di Ikrimah attaccarono il contingente comandato da Khalid. Una trentina di loro furono uccisi contro due vittime di parte musulmana, gli altri furono volti in fuga. Quando tutta la città fu saldamente nelle mani dei credenti, il Profeta (SDPB) indossò la sua corazza e le sue armi e montando Qaswa si recò alla Ka’ba. Toccò la Pietra, fece i sette giri rituali e poi abbatté i trecentosessanta idoli che si trovavano nel Recinto Sacro recitando:

"E’ giunta la verità, la falsità è svanita . Invero la falsità è destinata a svanire".(Corano XVII,81)

Quindi si fece portare la chiave della Ka’ba e vi entrò con alcuni dei suoi. Ordinò che anche l’interno fosse purificato da ogni retaggio di culto idolatrico. Quando uscì parlò alla gente, che era uscita dalle case nell’ansiosa attesa delle sue decisioni, come parlò Giuseppe ai suoi fratelli quando annunciò loro di averli perdonati:

"Oggi non subirete nessun rimprovero! Che Allah vi perdoni, Egli è il più misericordioso dei misericordiosi (Corano XII,92).

Sulla collina di Safa ricevette la sottomissione dei meccani e anche quelli che erano stati i suoi più irriducibili nemici furono perdonati. Anche Hind, che aveva masticato il fegato di Hamza dopo Uhud, anche Ikrimah che aveva combattuto fino all’ultimo minuto.

Era il ventesimo giorno del mese di Ramadan dell’anno VIII dall’Egira (630 d.C.), erano passati vent’anni dall’inizio della rivelazione del Corano.



(fonte www.huda.it - Hamza Piccardo)



Sabato 17/03/2012

Hunayn e Tabuk
Storia del profeta Mohammed (SDPB) pt 30

Hunayn è una valle situata tra Mecca e T-’if in cui ebbe luogo una famosa battaglia nell’ VIII anno dall’Egira. Essa avvenne dopo la conquista di Mecca e fu un tentativo dei pagani di rovesciare la situazione che volgeva a favore dei credenti. Questi ultimi erano tra i dieci e i sedicimila uomini (a seconda delle diverse tradizioni) ed erano molto sicuri di sé; questa sicurezza li ingannò e l’armata dell’Inviato di Allah (SDPB) rischiò di subire l’accorta strategia del nemico e di essere travolta. Le sorti della battaglia furono decise dallo stesso profeta Mohammed (SDPB) che riuscì ad arrestare la rotta dei suoi richiamandoli a sé. I credenti ritrovarono il coraggio e ritornarono alla lotta ottenendo una sofferta vittoria. Il Santo Corano accenna così a questo episodio:

"Certamente Allah vi ha soccorsi in molti luoghi, come nel giorno di Hunayn, quando eravate tronfi del vostro numero - ma non servì a nulla e la terra, per quanto vasta, vi sembrava angusta: volgeste le spalle e fuggiste" (Corano IX,25).

Qualche tempo dopo il Profeta (SDPB) decise di intraprendere una campagna contro i Bizantini, i cui movimenti alla frontiera sembravano preparare un’azione nella penisola arabica. Nonostante gli sforzi personali di molti (Uthman ibn Affan armò ed equipaggiò diecimila combattenti a cavallo), la preparazione della spedizione si scontrò con molte difficoltà sia di ordine personale che finanziario ed è nota come la "leva difficoltosa". Volgeva la fine dell’estate, a Medina faceva un gran caldo e la città era ridotta allo stremo a causa di una carestia. La gente attendeva con impazienza la raccolta dei datteri e la tensione psicologica che aveva sostenuto i credenti fino alla conquista di Mecca era notevolmente calata. Ci furono molte proteste più o meno palesi e solo una precisa rivelazione ne ebbe ragione . Molti chiesero di essere esentati dal partecipare e il Profeta (SDPB) diede loro il permesso di restare. Quando infine la spedizione partì, calura e tribolazioni accompagnarono i credenti fino alla fonte di Taběk, dove l’armata si attestò per poi ripiegare quando il Profeta (SDPB) si convinse che l’esercito imperiale non aveva nessuna intenzione di attaccare l’Arabia e Medina.


(fonte www.huda.it - Hamza Piccardo)